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Curiosità sorprendenti sul Kilimangiaro

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Curiosità sul Kilimangiaro

Il Kilimangiaro è una delle montagne più maestose del mondo. Situato quasi esattamente sull’equatore, richiama viaggiatori con panorami ampi e vertiginosi, piante endemiche e una sfida d’alta quota dal carattere inconfondibile. Molti descrivono la propria scalata del Kilimangiaro come qualcosa che cambia lo sguardo, trasforma e non assomiglia a nessun’altra ascesa.

A differenza di altre vette molto frequentate, non occorre essere atleti eccezionali né avere precedenti esperienze alpinistiche per prendere parte a una spedizione sul Kilimangiaro. Per la maggior parte degli escursionisti Altezza, il Kilimangiaro è la prima vera avventura a queste quote, e spesso accende un interesse per la montagna che può condurre verso nuove salite in altre destinazioni del mondo. È un luogo ideale per chi affronta per la prima volta una vetta importante: un’ascesa sicura, ben organizzata e confortevole, fuori dalle rotte più battute.

Se stai pensando di intraprendere questo grande viaggio, può essere utile conoscere meglio questo sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. L’articolo raccoglie alcune informazioni essenziali sul Kilimangiaro:

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Altezza

Il Kilimangiaro si eleva fino a 5.895 m sul livello del mare ed è la montagna più alta dell’intero continente africano. Questo non significa però che gli alpinisti percorrano esattamente 5.895 m di dislivello per raggiungere la vetta: la regione del Kilimangiaro si trova già a 800 m sul livello del mare, e i punti di partenza dei sentieri sono ancora più alti:

Londorossi Gate, punto di accesso alle vie Lemosho e Northern Circuit, si trova a 2.360 m. La maggior parte dei viaggi lungo la Lemosho inizia ancora più in alto, nelle radure di Lemosho, a 3.500 m: l’acclimatazione comincia quasi subito.

Machame Gate, punto di partenza dei trekking sulla via Machame, si trova a 1.740 m, immerso in una splendida foresta tropicale primaria.

Le avventure lungo la via Marangu iniziano al Marangu Gate, posto a 2.700 m. È la via più popolare del Kilimangiaro e, in alcuni periodi, può essere piuttosto frequentata.

Nalemuru (Rongai) Gate, punto di partenza delle scalate del Kilimangiaro lungo la via Rongai, si trova sul remoto versante settentrionale della montagna, a 1.950 m sul livello del mare.

Umbwe Gate, punto di accesso alla via più impegnativa del Kilimangiaro, si trova a 1.600 m sul livello del mare.

Come si vede, i gruppi di trekking partono già da quote importanti: scalare il Kilimangiaro non significa quindi percorrere 5.895 m esatti fino alla vetta. Quando però gli alpinisti raggiungono la cima di Uhuru Peak, si trovano davvero a 5.895 m: abbastanza in alto da percepire la curvatura della Terra.

Nome

Molti enigmi legati al Kilimangiaro sono stati risolti da tempo; l’origine del suo nome, invece, resta incerta. Diverse leggende derivano da parole della tribù Chagga, il popolo che tradizionalmente viveva attorno alla base del Kilimangiaro, probabilmente già prima che la lingua swahili si diffondesse in tutta l’Africa orientale. Secondo alcuni, il nome deriverebbe dalle parole chagga kilelema e njaare, rispettivamente «impossibile» e «uccello»: insieme potrebbero significare «impossibile persino per un uccello», anche se i corvi collobianco si possono osservare in volo persino più in alto.

Johannes Rebmann, uno dei primi esploratori del Tanganica, ipotizzò che la parola jaro significasse «carovana» e che, unita a kilelema, potesse indicare «ciò che ferma le carovane». Storicamente, infatti, il Kilimangiaro rappresentava un ostacolo concreto per le carovane in movimento attraverso le pianure africane.

Altri scrissero che «njaro» significherebbe «bianco» in lingua chagga, forse in riferimento alla calotta nevosa del vulcano, quella che il celebre scrittore Ernest Hemingway descrisse come «incredibilmente bianca».

Secondo un’altra interpretazione, il nome potrebbe richiamare uno spirito maligno che dimorava sui pendii della montagna e impediva a chiunque di raggiungerne la cima. Tuttavia, con quasi 20.000 persone che ogni anno arrivano in vetta al Kilimangiaro, se davvero lo spirito è ancora qui, la sua forza sembra essersi affievolita nei secoli.

In definitiva, nessuno sa con certezza da dove provenga il nome Kilimangiaro, ed è improbabile che lo si scopra presto. Noi di Altezza lo amiamo anche per questo: il suo nome è uno dei misteri enigmatici che rendono il Kilimangiaro così speciale. Se vuoi conoscere meglio questa e altre leggende della montagna, unisciti alle nostre spedizioni: le nostre guide sanno raccontarle come pochi.

Posizione del Kilimangiaro e mappa

Il Kilimangiaro si trova quasi sulla linea dell’equatore, circa 322 km, o 3 gradi, più a sud. Per questo possiede un ecosistema particolare ed è uno dei pochi luoghi al mondo in cui si può incontrare la neve così vicino all’equatore.

Un’altra curiosità: sul Kilimangiaro alba e tramonto avvengono esattamente alla stessa ora durante tutto l’anno.

La formazione del Kilimangiaro

Il Kilimangiaro non è solo la montagna più alta dell’Africa, ma anche la montagna isolata più alta del mondo, cioè non appartiene a una catena montuosa. Il Kilimangiaro è un vulcano estinto e si innalza davvero dalla pianura africana con un profilo netto e imponente. È questo a renderlo così speciale: tutte le altre mete alpinistiche più note fanno parte di una catena, come l’Everest nell’Himalaya, l’Aconcagua nelle Ande e il monte Elbrus nel Caucaso.

Si stima che 750.000 anni fa la lava abbia aperto una frattura nella Great Rift Valley, a sua volta una grande spaccatura della crosta terrestre, in seguito a una potente eruzione. La forza fu tale da sollevare terreno e rocce, formando Shira, il primo dei 3 coni vulcanici che compongono il Kilimangiaro. L’attività proseguì per quasi 200.000 anni; poi i bordi del vulcano Shira collassarono, creando un’ampia caldera aperta.

Mawenzi fu il secondo cono vulcanico a formarsi. Nacque da ulteriori eruzioni nella caldera di Shira e, nonostante l’erosione continua, conserva ancora oggi una forma vulcanica riconoscibile anche da grande distanza.

Infine, circa 40.000 anni dopo la formazione di Mawenzi, una nuova eruzione modellò Kibo. Fu un’eruzione molto intensa, che spinse il cratere di Kibo fino a quasi 6.000 m di quota, rendendolo il più alto dei 3 coni vulcanici.

È così che si è formata la sagoma attuale del Kilimangiaro.

Le eruzioni però continuarono: una di esse sparse sull’altopiano di Shira piccole pietre nere e vetrose, note come «ossidiana». Ancora oggi gli escursionisti sul Kilimangiaro ne trovano qua e là, nonostante l’eruzione risalga a un passato remoto.

NOTA: non portare con te pezzi di ossidiana. Le leggi della Tanzania vietano espressamente di prelevare dai parchi nazionali fauna, flora o qualsiasi elemento naturale, inclusa l’ossidiana e, più in generale, pietre, piante, ossa e materiali simili.

Ultima eruzione

L’ultima attività vulcanica registrata sul Kilimangiaro risale a circa 200 anni fa e portò alla formazione di una struttura nota come Ash Pit. È una delle principali attrazioni del cratere e, se dopo la vetta avrai ancora energie, la guida ti accompagnerà fin laggiù per osservarla. Qui si vedono ghiacciai e tracce di un’eruzione vulcanica sulla montagna più alta d’Africa. Vale certamente la pena dedicare qualche ora in più a questo luogo così emblematico.

Coni vulcanici

Dato che il cono di Shira è stato distrutto dall’attività vulcanica, dal punto di vista tecnico il Kilimangiaro conserva 2 coni: Kibo, coronato da Uhuru Peak, e Mawenzi, sul versante orientale.

Curiosità su Uhuru Peak

Uhuru Peak, sul Kilimangiaro, è il punto che gli escursionisti puntano a raggiungere. Il punto più alto del cono di Kibo si trova a 5.895 m sul livello del mare. La Kilimanjaro National Park Authority (KINAPA) ha tracciato 3 sentieri per arrivare in vetta:

Il sentiero sud-orientale attraverso Barafu Summit Camp è il secondo percorso più breve verso la cima. Lo utilizzano gli escursionisti che hanno scelto le vie Lemosho, Machame o Umbwe per la propria scalata del Kilimangiaro. Normalmente richiede da 1 a 2 ore in meno per raggiungere la vetta rispetto al passaggio da Kibo. Il punto sul bordo del cratere è noto come «Stella Point» ed è spesso una tappa decisiva della notte di vetta. Il tratto da Stella Point a Uhuru è molto meno faticoso della prima parte del trekking, da Barafu Camp fino a Stella Point.

La via orientale, che passa per Kibo Summit Camp, è un po’ più lunga, ma non meno affascinante. Quando gli escursionisti raggiungono il bordo del cratere arrivano a un punto chiamato Gilman’s Point, dal nome dell’ingegnere tedesco ed esploratore del Tanganica Clement Gillman. Da qui si prosegue verso Stella Point, un tratto che richiede in genere circa 1 ora; questa distanza più breve è uno dei piccoli vantaggi per chi raggiunge la vetta passando da Barafu Camp. Poi si segue il sentiero comune fino alla cima del Kilimangiaro, Uhuru Peak. Gli alpinisti che hanno scelto le vie Marangu, Rongai o Northern Circuit utilizzano questo percorso per raggiungere la vetta.

Il percorso più enigmatico verso la cima passa attraverso il Western Breach Corridor. In seguito a una delle eruzioni, una parte della parete occidentale di Kibo collassò, aprendo un accesso diretto al cratere. Per raggiungerlo, però, gli escursionisti devono arrampicarsi lungo un tratto pericoloso alto 200 m, dove possono cadere massi. La salita è anche più impegnativa dal punto di vista fisico rispetto alle vie più frequentate; per questo le ascese dal Western Breach sono adatte ad alpinisti esperti, idealmente già acclimatati.

Mawenzi Peak

Mawenzi Peak è il punto più alto del versante orientale del Kilimangiaro. La sua quota è di 5.149 m. Lo si può osservare da vicino dal Mawenzi Camp durante la scalata del Kilimangiaro lungo la via Rongai.

Per scalare Mawenzi Peak servono competenze alpine: a differenza dell’ascesa a Uhuru, questa salita richiede l’uso di corde, piccozze e altra attrezzatura specifica. È inoltre obbligatorio ottenere un permesso speciale dal Parco Nazionale del Kilimangiaro, che a sua volta richiede la prova di una precedente esperienza alpinistica, e pagare tariffe aggiuntive oltre a quelle ordinarie, pari a 750 USD nella stagione 2021-2022.

Storia del Kilimangiaro

La storia del Kilimangiaro è ricca di eventi e figure interessanti. Le testimonianze dettagliate iniziano alla fine del XIX secolo, ponendo agli storici una domanda tanto complessa quanto affascinante: che cosa si sapeva del Kilimangiaro prima di allora?


Ecco un riepilogo delle principali citazioni storiche del Kilimangiaro

La prima menzione del Kilimangiaro si deve a Tolomeo di Alessandria: nei suoi scritti compare la descrizione di una «grande montagna innevata» vicino alla costa africana. Nessun’altra vetta, se non il Kilimangiaro, corrisponde a questa descrizione.

Nel VI secolo i mercanti arabi arrivarono sulla costa dell’Africa orientale ed esplorarono brevemente l’entroterra, annotando la presenza del Kilimangiaro in uno dei diari di viaggio giunti fino a noi.

La successiva testimonianza scritta risale a quasi 1 millennio più tardi, quando i portoghesi si stabilirono saldamente a Mombasa, in Kenya, e in varie altre fortezze lungo la costa. Il Kilimangiaro è infatti ben visibile dal confine con il Kenya.

I primi non africani a tentare la scalata furono i missionari tedeschi barone Claus von der Decken e Johannes Rebmann. Dopo di loro ci provarono decine di altri, tutti senza successo a causa di preparazione insufficiente e condizioni meteorologiche avverse. Solo nel 1889 Hans Meyer e Ludwig Purtscheller riuscirono finalmente a scalare il Kilimangiaro.

A metà del XX secolo il Kilimangiaro divenne oggetto di interesse per il missionario ed esploratore Dr Richard Reusch, a cui viene attribuita l’organizzazione delle prime spedizioni commerciali al tetto dell’Africa. Ex ufficiale dell’esercito imperiale russo, Reusch fondò anche la prima «scuola» per guide di montagna sotto l’egida del suo East African Mountaineering Club. Fu inoltre lui a lasciare testimonianze del celebre leopardo congelato sul Kilimangiaro. Noi di Altezza crediamo che la passione di quest’uomo per le meraviglie del Kilimangiaro non sia stata eguagliata fino a oggi.

Dopo l’indipendenza della Tanzania, il Kilimangiaro fu sviluppato come destinazione turistica. Da allora è passato da attrazione remota a uno dei parchi nazionali più frequentati al mondo.

A chi desidera approfondire la storia del Kilimangiaro consigliamo di leggere l’articolo dedicato su questo sito.


Acclimatazione e mal di montagna

Come indicato sopra, per raggiungere la vetta del Kilimangiaro non servono competenze particolari. Non è necessario nemmeno avere una forma fisica superiore alla media: la maggior parte dei nostri clienti che hanno scalato con successo il Kilimangiaro non aveva alcuna esperienza precedente di alpinismo e non era composta da atleti eccezionali.

Eppure molti escursionisti non riescono a raggiungere la vetta del Kilimangiaro per un motivo semplice: acclimatazione inadeguata o insufficiente.

«Acclimatazione» indica le trasformazioni che il corpo umano compie per adattarsi a nuove condizioni. Salendo di quota, l’ossigeno disponibile diminuisce rispetto alle altitudini ordinarie. Pensa alla quota del luogo in cui vivi e alla saturazione di ossigeno a cui il corpo è abituato per le attività quotidiane; ora immagina di salire più in alto, con meno ossigeno, e restarci 1 o 2 giorni. Sul Kilimangiaro, come su altre montagne, più si sale, più la pressione atmosferica diminuisce e le molecole di ossigeno si disperdono. Di conseguenza, a ogni respiro il corpo riceve meno ossigeno del normale. Con il tempo, però, reagisce e inizia ad adattarsi. Il processo comprende:

  • Respirazione più profonda e intensa
  • Utilizzo di aree dei polmoni normalmente «dormienti»
  • Produzione di un maggior numero di globuli rossi per trasportare l’ossigeno disponibile agli organi vitali

Questa trasformazione non avviene all’istante: il corpo ha bisogno di energia e tempo. Esistono alcune semplici, ma fondamentali, «regole d’oro dell’acclimatazione»:

Mantenere il passo corretto: il trekking sul Kilimangiaro non è una gara; bisogna camminare a velocità moderata. Idealmente, il passo dovrebbe essere 2 volte più lento della tua normale andatura. Questo aiuta a conservare energie per l’acclimatazione, evitando di affaticarti troppo. Guide e portatori ripeteranno spesso «Pole-pole», cioè «più piano» in swahili. Ascoltarli è una scelta saggia.

Bere molta acqua: durante una scalata del Kilimangiaro l’idratazione è essenziale, e il minimo quotidiano dovrebbe essere di 3-4 litri. È meglio bere a piccoli sorsi, ma con regolarità per tutta la giornata. Fermati ogni 20-30 minuti per bere. Naturalmente, anche le guide ti ricorderanno spesso di farlo.

Non saltare le escursioni di acclimatazione: una volta arrivati al campo e dopo pranzo, le guide di montagna proporranno al gruppo una breve escursione di acclimatazione più in alto, per poi rientrare al campo. La tentazione di restare a riposare può essere forte, ma è meglio non rinunciare. Queste uscite durano al massimo 2 ore e aiutano moltissimo il corpo ad acclimatarsi, aumentando le possibilità di raggiungere la vetta.

Scegliere programmi più lunghi: gli itinerari per la scalata del Kilimangiaro sono numerosi. A meno che non si sia già acclimatati, è meglio evitare le opzioni di 5 o 6 giorni: sui trekking più brevi l’acclimatazione è molto meno efficace rispetto alle varianti di 7 giorni lungo la stessa via. 5 o 6 giorni semplicemente non concedono al corpo abbastanza tempo per adattarsi, e lo sforzo fisico risulterà molto più duro.

Nel complesso, una corretta acclimatazione è decisiva per il successo in vetta ed è senza dubbio la parte più importante del lavoro delle guide. Quasi tutti gli alpinisti costretti a interrompere il viaggio sul Kilimangiaro prima del previsto lo hanno fatto per acclimatazione insufficiente.

In questo articolo puoi leggere di più sull’acclimatazione sul Kilimangiaro.

Animali e piante

Il Kilimangiaro ospita molte piante e numerosi animali. Alcuni sono endemici, cioè non si trovano in nessun altro luogo della Terra se non sul Kilimangiaro.

Tuttavia, osservare un animale selvatico sul Kilimangiaro non è facile come nel Serengeti o nel Ngorongoro. Gran parte della fauna vive nella foresta tropicale sui pendii più bassi della montagna, e tende a mantenersi lontana dai sentieri più frequentati. Il regolamento del parco non consente di uscire dai tracciati, quindi i visitatori non possono addentrarsi nella foresta per cercare gli animali. Su questo punto siamo pienamente d’accordo con l’autorità del Parco Nazionale: le foreste del Kilimangiaro sono tra i pochi luoghi rimasti sul pianeta in cui la fauna selvatica è ben protetta da ogni forma di disturbo umano.

Alcuni animali, però, sono abbastanza curiosi da avvicinarsi ai sentieri e osservare gli escursionisti. Con un po’ di fortuna, durante la scalata del Kilimangiaro si possono incontrare le seguenti specie:

Cercopiteco azzurro

Nella foresta tropicale del Kilimangiaro vivono molti cercopitechi azzurri. Il nome può trarre in inganno: questi primati non sono davvero azzurri, ma di colore grigio scuro, con occhi marroni. Trascorrono gran parte del tempo sugli alberi e si nutrono di frutti, fiori, rametti e, a volte, insetti.

Colobo

I colobi sono più rari da osservare rispetto ai cercopitechi azzurri. Sono più grandi e anche loro preferiscono trascorrere la maggior parte del tempo sugli alberi. Una caratteristica li distingue da quasi tutti gli altri primati: non hanno il pollice. Proprio questo, però, li rende eccellenti arrampicatori, e raramente li si vede a terra.

Un altro tratto notevole del colobo è la coda robusta, che talvolta raggiunge 60 cm di lunghezza ed è marcatamente striata di bianco e nero. Con la coda possono agganciarsi ai rami e restare appesi con sorprendente forza.

Da piccoli sono completamente bianchi; crescendo, sviluppano gradualmente macchie nere.

Corvo collobianco

I corvi sono considerati tra gli uccelli più intelligenti. Alcuni ornitologi ipotizzano che il loro intelletto sia superiore a quello di un bambino di 7 anni. Insieme ai pappagalli, possono imparare a riprodurre il linguaggio umano, e le ricerche hanno confermato anche la loro capacità di ragionamento astratto e di comportamento cooperativo.

Sul Kilimangiaro vivono molti corvi collobianco e quasi certamente se ne vedranno alcuni volteggiare sopra i campi, in attesa che qualche cuoco di montagna distratto lasci incustoditi pezzi di cibo.

Galagoni

I galagoni, o bush babies, sono piccoli primati brunastri dalle abitudini notturne. Mentre gli alpinisti sul Kilimangiaro dormono tranquilli nelle tende, queste creature dagli occhi grandi sono nel pieno della loro attività. Prediligono la foresta tropicale. Gli occhi ampi e rotondi garantiscono un’eccellente visione notturna, mentre braccia e gambe piccole ma forti permettono loro di compiere lunghi balzi da un albero all’altro.

La loro dieta comprende piccoli insetti, frutti e fiori.

Topi

Questi roditori sembrano accompagnare l’uomo ovunque, persino in luoghi remoti come il Kilimangiaro. Rispetto ai topi che si possono vedere in fienili e depositi, questa specie è più grande. È probabile incontrarli al mattino e dopo mezzogiorno. A differenza di altri animali del Kilimangiaro, preferiscono restare vicino ai campi, dove il cibo è sempre più abbondante.

Chi desidera approfondire la fauna del Kilimangiaro può leggere il nostro articolo dedicato sull’argomento.

Piante

Nella foresta pluviale e nelle zone di brughiera del Kilimangiaro crescono centinaia di piante. Qui si incontrano elicrisi, Protea kilimandscharica, specie endemica, Stoebe, note per la loro invasività e molto difficili da eliminare da un ecosistema quando necessario, kniphofie, lobelie giganti, gigli fireball e molte altre piante d’alta quota.

Dendrosenecio Kilimanjari

Il Dendrosenecio è una pianta davvero particolare e merita un paragrafo dedicato. Gli unici luoghi al mondo in cui cresce sono l’altopiano di Shira e alcune aree a sud del Barranco Camp.

Queste piante superano in altezza gran parte della vegetazione del Kilimangiaro e possono raggiungere i 6 m. Impiegano anni a crescere, ma quando lo fanno creano una presenza scenografica e inconfondibile. Le si vede spesso nelle fotografie di chi ha completato questa grande ascesa.

Nel corso dell’evoluzione, questa pianta ha sviluppato solidi meccanismi di adattamento agli ambienti montani più severi. Le foglie vecchie avvolgono il tronco per proteggerlo dall’aria fredda; il tronco conserva riserve d’acqua per sopravvivere durante le stagioni aride; quando la temperatura scende, le foglie giovani si arrotolano per tenere fuori il freddo. Sono vere sopravvissute del Kilimangiaro.

L’albero più alto d’Africa

Gli scienziati hanno fatto di recente una scoperta sorprendente: l’albero più alto d’Africa, e anche uno dei più antichi, si trova sul Kilimangiaro. Con i suoi impressionanti 81 m, supera il precedente detentore del primato, individuato in Sudafrica e oggi morto. Oltre a essere l’albero più alto dell’Africa, risulterebbe anche il 6° albero più grande del mondo.

È curioso anche che sia stato trovato nell’ecosistema del Kilimangiaro, un ambiente che, per via delle quote elevate, non è rigoglioso come le pianure. Il fatto che quest’albero sia sopravvissuto e sia cresciuto fino a raggiungere un’altezza da record è davvero notevole.

Ghiacciai

I ghiacciai del Kilimangiaro sono certamente tra le principali attrazioni di questa celebre montagna. È anche uno dei pochi luoghi lungo l’equatore in cui si può osservare il ghiaccio. Anche se le parti più estese di alcuni dei ghiacciai più antichi si sono sciolte, ancora oggi hanno un aspetto imponente.

I ghiacciai più famosi e più grandi del Kilimangiaro sono i seguenti:

Furtwängler Glacier si trova a sud del cratere del Kilimangiaro. Lo si vede durante il cammino da Stella Point alla vetta.

Rebmann Glacier si trova nella parte sud-orientale dell’area sommitale del Kilimangiaro.

The Northern Ice Field si trova nella parte nord-occidentale del cono sommitale e, nel 2021, conservava la porzione di ghiaccio più estesa.

Balletto Glacier si trova a sud del cratere.

Per osservare meglio questi luoghi, consigliamo di scendere nell’area del cratere dopo aver raggiunto Uhuru Peak. Una volta in vetta, le guide proporranno questa deviazione a chi avrà energia e desiderio sufficienti. Di norma servono 2 ore extra per avvicinarsi all’area del cratere.

Lo scioglimento dei ghiacciai del Kilimangiaro

A mezzogiorno, nell’area sommitale, fa molto caldo, e alcuni alpinisti si sorprendono che i ghiacciai siano ancora lì. Le nostre guide sentono spesso la domanda: «Com’è possibile che non si siano ancora sciolti sotto questo sole rovente?».

Anche se il caldo è intenso, il colore bianco del ghiacciaio riflette quasi tutto il calore. Il ghiacciaio si scioglie, ma non dall’alto: si scioglie dal basso. Sono le rocce sotto gli spessi strati di ghiaccio a riscaldarlo costantemente e a fonderlo lentamente. Purtroppo, prima o poi scomparirà.

Dall’inizio del XX secolo, il Kilimangiaro ha perso quasi l’80% della sua calotta glaciale complessiva. Purtroppo non possiamo invertire il processo: secondo i maggiori esperti, i ghiacciai del Kilimangiaro potrebbero scomparire entro il 2020. Esistono teorie diverse sulle cause: alcuni indicano il riscaldamento globale, e nei loro argomenti c’è una parte di verità; altri parlano di un fenomeno naturale già avvenuto in passato. Secondo quest’ultima teoria, 10.000 anni fa i ghiacciai del Kilimangiaro si sciolsero completamente e la montagna vulcanica rimase del tutto priva di ghiaccio. Una «piccola era glaciale» nel XVI secolo li fece poi ricrescere. Per questo, anche se dovessero scomparire presto, vogliamo credere con ottimismo che non sarà per sempre.

All’inizio del XX secolo sul Kilimangiaro erano registrati 16 ghiacciai, e 4 erano scomparsi del tutto già all’inizio degli anni 1990. Oggi potrebbe quindi essere una delle ultime occasioni, nella nostra vita, per vedere i ghiacciai del Kilimangiaro nella loro piena imponenza.

Parco Nazionale del Kilimangiaro

Il Kilimangiaro fa parte del Parco Nazionale del Kilimangiaro, istituito ufficialmente nel 1973. In origine il parco comprendeva solo il Kilimangiaro stesso; in seguito, su raccomandazione del World Heritage Council e per proteggere meglio il suo ecosistema particolare, il territorio del parco fu ampliato includendo anche la fascia forestale sottostante.

Tutte le attività umane nel territorio del parco nazionale sono strettamente soggette al Mount Kilimanjaro National Park General Development Plan (GDP). Tra le altre cose, il piano stabilisce quanto segue:

L’impatto umano sull’ecosistema del Kilimangiaro deve essere ridotto al minimo possibile. Per questo motivo non è consentito costruire strutture permanenti, a eccezione degli edifici amministrativi del servizio ranger e dei rifugi lungo la via Marangu.

Uso esclusivo dei percorsi designati per il trekking: raggiungere la vetta del Kilimangiaro è consentito solo lungo uno dei sentieri approvati. Camminare fuori percorso è severamente vietato; chi viene sorpreso a farlo è soggetto a multe e altre sanzioni.

Regolamentazione del trekking: prima della creazione della Kilimanjaro National Park Authority (KINAPA) e dell’adozione di regole complete per le escursioni, chi arrivava in quello che allora era noto come Tanganica esplorava la montagna a proprio piacimento. Forse era più emozionante, ma con la recente popolarità del Kilimangiaro è facile capire perché fosse necessario un approccio più regolato: folle di persone libere di muoversi senza criteri avrebbero potuto distruggere in pochi anni il fragile ecosistema della montagna.

Per questo la KINAPA ha approvato le National Parks Mountain Regulations, che spiegano in dettaglio ciò che è consentito e ciò che non lo è su questi splendidi pendii.

Occupazione e altri benefici economici per la popolazione locale: il turismo è uno dei settori chiave dell’economia della Tanzania, e la popolarità del Kilimangiaro tra i visitatori internazionali non poteva essere ignorata. Per questo il GDP sostiene la creazione di posti di lavoro per la popolazione locale nel parco e scoraggia tutto ciò che potrebbe metterli a rischio. Migliaia di persone lavorano sul Kilimangiaro come guide, cuochi, portatori, ranger del parco e altri professionisti della montagna.

Siamo felici di vedere che il numero di persone interessate alla scalata del Kilimangiaro cresce ogni anno. Più viaggiatori arrivano qui, più migliorano le condizioni di vita delle comunità locali.

Il Parco Nazionale del Kilimangiaro nelle arti

Poiché l’esistenza del Kilimangiaro non è stata a lungo conosciuta da artisti, scrittori e altri protagonisti delle arti europei e americani, la montagna non ha ricevuto la stessa attenzione di altre vette celebri.

Tra le opere più note dedicate al Kilimangiaro figurano:

Il racconto «Le nevi del Kilimangiaro» di Ernest Hemingway. È forse l’opera più famosa legata al Kilimangiaro. Sebbene il racconto abbia poco a che fare con la montagna in sé, la cima innevata diventa per Hemingway il culmine di un viaggio e, in questo caso specifico, un’allegoria della vita del protagonista, Harry. È una lettura eccellente per il volo verso la Tanzania.

Il film del 1952 «The Snows of Kilimanjaro», diretto da Henry King, è un adattamento notevole dell’opera di Hemingway. Interpretato da Susan Hayward e Gregory Peck, racconta la storia da una prospettiva leggermente diversa e ricevette molti apprezzamenti dalla critica, incluse 2 candidature agli Academy Awards.

Dal 2021 il film è di pubblico dominio e lo consigliamo a chiunque sia interessato al Kilimangiaro e all’Africa in generale.

Zombies on Kilimanjaro: A Father/Son Journey Above the Clouds di Tim Ward è il toccante racconto personale della spedizione di un padre e un figlio verso il tetto dell’Africa. L’ambiente severo del Kilimangiaro favorisce conversazioni sincere su temi che di solito teniamo per noi. Una lettura caldamente consigliata.

Scalate celebri

La maggior parte delle spedizioni sul Kilimangiaro segue itinerari tradizionali di trekking di più giorni. Alcune, però, meritano una menzione speciale:

La persona più giovane ad aver scalato il tetto dell’Africa è Montannah Kenney, che nel 2018 raggiunse con successo Uhuru Peak a soli 7 anni, togliendo il primato a Roxy Getter, che aveva 8 anni al momento della sua spedizione.

La persona più anziana ad aver scalato il Kilimangiaro è Anne Lorimore, 89 anni. Ha superato il record precedentemente detenuto da Angela Vorobeva, 86 anni, e da Fred Distelhorst, 87 anni. Tutti questi ottantenni hanno pianificato con attenzione le loro ascese e seguito le linee guida sull’acclimatazione per riuscire. Nel complesso, sono la prova vivente che molte persone possono scalare il Kilimangiaro e che la forma fisica, pur importante, non è il fattore decisivo per prendere parte a una spedizione e raggiungere il tetto dell’Africa.

Angela Vorobeva raggiunse il punto più alto dell’Africa senza ossigeno supplementare.

La scalata più veloce del Kilimangiaro mai registrata è stata compiuta dall’alpinista svizzero Karl Egloff, che corse fino a Uhuru Peak lungo la via Umbwe e scese da Mweka in meno di 7 ore. Un risultato eccezionale persino per gli skyrunner, il cui tempo medio è di 10-14 ore.

Noi di Altezza Travel organizziamo di tanto in tanto viaggi di skyrunning, ma incoraggiamo a candidarsi solo alpinisti esperti con un curriculum comprovato in questo tipo di salite.

Pubblicato il 28 Novembre 2023 Aggiornato il 20 Maggio 2026
Standard editoriali

Tutti i contenuti di Altezza Travel sono realizzati con il contributo di esperti e una ricerca accurata, in linea con la nostra Politica editoriale.

Informazioni sull'autore
Doris Lemnge

Doris proviene da una famiglia profondamente legata al Kilimangiaro. Suo padre è stato tra i pionieri del settore delle scalate del Kilimangiaro, guidando le prime spedizioni per viaggiatori internazionali all'inizio degli anni '90.

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