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Museo Freddie Mercury a Zanzibar

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Tempo di lettura: 9 min.
La Tanzania La Tanzania

Oltre a una splendida vacanza al mare, Ufficialmente, Zanzibar è un arcipelago di 75 isole. Con Zanzibar si indica anche un’entità politica e amministrativa: una regione semi-autonoma all’interno della Tanzania e la capitale dello stato autonomo. L’isola più grande si chiama ufficialmente Unguja, ma in Tanzania e nelle comunità anglofone viene comunemente chiamata «Zanzibar». Per semplicità, anche qui ci riferiremo alla celebre destinazione turistica semplicemente come «Zanzibar». (Tanzania) riserva ai viaggiatori che visitano Stone Town diversi musei interessanti, tra cui il Freddie Mercury Museum. Zanzibar è il luogo d’infanzia dell’icona rock, e il museo si trova nella casa in cui è cresciuto il frontman dei Queen. Piccolo e accogliente, custodisce oggetti che raccontano la prima parte della vita di Freddie Mercury, mentre ogni sala conserva qualcosa della sua energia scenica.

La casa di Freddie Mercury, Stone Town, Zanzibar

In una strada vicino all’ufficio postale della vecchia Stone Town, a Zanzibar, può capitare di notare un edificio luminoso di 3 piani. A volte i visitatori si fermano per fotografarne la bella facciata o per scattarsi un selfie davanti alla porta intagliata. Avvicinandosi, però, compare l’insegna «Freddie Mercury Museum Zanzibar» con una silhouette inconfondibile: un uomo a gambe divaricate, una mano sull’asta del microfono e l’altra stretta a pugno verso l’alto, la posa iconica di Freddie Mercury, cantante dei Queen.

I poster alle finestre ritraggono un uomo affascinante, dai baffi folti: Freddie Mercury stesso, leggenda del rock, la cui fama non si è attenuata nemmeno a decenni dalla sua scomparsa. La sua vita mostra con chiarezza perché certe persone vengono chiamate star. E quasi a proseguire questo pensiero, si legge una frase del frontman dei Queen: «Non diventerò una star, diventerò una leggenda».

Freddie Mercury è forse il nativo di Zanzibar più famoso al mondo. La collezione del museo comprende fotografie originali donate dalla sua famiglia e dalle persone a lui più vicine, oltre ad altri cimeli inviati al museo da Queen Productions Ltd. direttamente dal Regno Unito. Nel museo la musica dei Queen accompagna sempre la visita, e si sente la voce di Freddie. L’atmosfera conduce nel mondo del Great Pretender, per il quale sia Zanzibar sia la Gran Bretagna erano troppo piccole: attraverso la musica, creò allora un universo tutto suo.

Anche l’edificio che ospita il museo ha un valore storico per i fan dei Queen. Fu la casa di Freddie Mercury fino a quando la sua famiglia, i Bulsara, lasciò l’isola al tempo della Nel gennaio 1964, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna un mese prima ma rimanendo ancora un sultanato, Zanzibar si ribellò all’autorità del sultano arabo. Nel giro di poche ore, i ribelli occuparono i punti chiave della capitale. Il sultano e la sua famiglia, insieme ad alcuni membri del governo, riuscirono a fuggire. Seguirono disordini e massacri contro arabi, indiani ed europei nelle isole dell’arcipelago di Zanzibar. Molte persone, tra cui la famiglia Bulsara, furono costrette a lasciare Zanzibar. I gradini e le pareti della casa conservano ancora il ricordo del bambino vivace che sarebbe poi stato riconosciuto e amato in tutto il mondo. Oggi, da queste stesse mura, fotografie e testimonianze raccontano il tempo e il luogo in cui nacque una stella.

Quando Freddie Mercury era Farrokh Bulsara

Il Freddie Mercury Museum esiste solo da pochi anni. I suoi creatori trassero ispirazione dal successo del film «Bohemian Rhapsody». L’obiettivo principale era raccontare dove e come si formò la personalità di Freddie Mercury. Lo spazio, però, non era sufficiente per esporre l’intero archivio e creare un allestimento imponente: alla mostra è dedicata una sola sala ampia, mentre il resto dell’edificio funziona come hotel.

In questo spazio raccolto, i fondatori del museo, Andrea Boero e Javed Jafferji, sono riusciti a far entrare i visitatori nel mondo dell’infanzia e dell’adolescenza di Freddie Mercury, quando era ancora conosciuto con il suo nome di nascita, Farrokh Bulsara. La sezione dedicata ai primi anni è la più vivida: mostra la vecchia Stone Town sotto il dominio britannico e arabo, le strade percorse da Farrokh e dai suoi amici per andare a scuola, le corse verso la spiaggia dopo le lezioni e i bagni nell’Oceano Indiano.

Da bambino, Farrokh fu profondamente influenzato dalle tradizioni dello zoroastrismo praticato dai suoi genitori I parsi sono un gruppo etnico di origine iraniana che lasciò la Persia in gran numero tra l’VIII e il IX secolo, quando gli arabi imposero l’Islam alla popolazione locale. I parsi sono uniti dall’appartenenza allo zoroastrismo, religione fondata sugli insegnamenti di Zarathustra. La maggior parte di loro fuggì nell’Asia meridionale, soprattutto in India. Oggi nel mondo ci sono più di 100.000 persone che si considerano parsi. . Alcuni aspetti delle tradizioni culturali zoroastriane vengono presentati anche ai visitatori del museo: si può vedere come vestivano i parsi negli anni Quaranta e come si svolgevano i rituali nel tempio zoroastriano, oggi demolito, che anche il piccolo Farrokh frequentava spesso. Durante la prima infanzia del futuro musicista, a Stone Town vivevano circa 300 parsi; oggi si ritiene che a Zanzibar ne restino solo 2.


Il piccolo Farrokh, futura rock star
Il piccolo Farrokh, futura rock star
Farrokh posa nel giardino della scuola con il suo trofeo: la coppa da «Studente eccellente»
Farrokh posa nel giardino della scuola con il suo trofeo: la coppa da «Studente eccellente»

Preservare la storia del legame tra Freddie Mercury e la cultura vivace di Zanzibar: è questo che il piccolo museo di Stone Town è riuscito a fare. Nelle fotografie d’archivio si vede Freddie neonato, in posa su un pouf in uno studio fotografico; curiosità: quello studio esiste ancora in Shangani Street ed è gestito dal figlio del fotografo che scattò l’immagine. In un’altra foto compare Sabin, la tata dalla pelle scura, mentre cammina nel cortile con un bambino sorridente nel passeggino. Infine, Freddie a 5 anni, con una ghirlanda festiva al collo, in piedi nel giardino della casa di famiglia durante le celebrazioni del Capodanno parsi.

Osservare le fotografie, leggere le didascalie e addentrarsi nei ricordi di Kashmira, la sorella di Freddie, che aiutò il museo nei primi tempi, è una piccola gioia per il visitatore curioso. Sono dettagli che emozionano i fan di Freddie Mercury e interessano anche chi cerca qualcosa di diverso durante un itinerario a Stone Town.

Un piccolo museo, un grande piacere

Il museo di Zanzibar è una tappa da non perdere per chi si considera fan dei Queen e di Freddie Mercury, ma anche per chi desidera conoscere i luoghi più emblematici dell’isola.

Per apprezzare al meglio la visita, ecco alcuni consigli da tenere a mente:

Scegli l’ora più calda della giornata

Stone Town si trova vicino all’equatore e fa caldo tutto l’anno. Nel dedalo della città vecchia è difficile percepire la brezza marina, quindi caldo e umidità si sentono ancora di più che sul lungomare. Il museo si apprezza particolarmente anche come pausa dall’afa delle ore centrali, grazie agli ambienti ben climatizzati.

Programma la visita nel momento più caldo della giornata e prenditi il tempo di percorrere con calma le gallerie fotografiche. Osserva le immagini, soffermati sui testi delle canzoni e goditi il fresco insieme alla musica dei Queen. Vale la pena restare qualche minuto davanti allo schermo in cui vengono proiettate le registrazioni dei concerti: la visita ne guadagna.

Evita di leggere le recensioni prima della visita

Capita spesso che luoghi e attrazioni vengano recensiti con superficialità. Online si trova anche una grande quantità di informazioni sul Freddie Mercury Museum di Stone Town, ma non tutte le recensioni meritano attenzione. Il consiglio è di non leggere nulla: entrare semplicemente nel museo e guardarlo con i propri occhi.

Alcuni visitatori vedono l’edificio dall’esterno, scattano fotografie in fretta, entrano nell’hotel invece che nel museo e finiscono per restare delusi. Altri si aspettano una rara esposizione di oggetti personali di Mercury, ma né il pianoforte né le giacche e gli abiti più riconoscibili li colpiscono davvero. Altri ancora attraversano la sala rapidamente, per poi dedicare molto più tempo a scrivere una recensione negativa. Solo i visitatori più attenti e disponibili all’ascolto lasciano commenti davvero utili.

Ha più senso considerare il museo nella casa in cui visse la famiglia Bulsara come parte della storia più ampia di Stone Town e di Zanzibar, oltre che come un ottimo complemento agli altri musei dell’isola: l’Old Slave Market con la chiesa anglicana, la House of Wonders e le altre esposizioni dedicate alla cultura zanzibarina. Visitare tutti questi luoghi offre una visione più completa della storia composita di Zanzibar.

Calma e Pole Pole

In tutta la Tanzania e a Zanzibar capiterà spesso di sentire l’espressione «pole pole». In swahili significa «piano, piano» e riflette una filosofia locale fatta di ritmi distesi, senza fretta né preoccupazioni. È probabilmente la regola migliore per visitare il Freddie Mercury Museum: andare piano e lasciar emergere i dettagli. Più a lungo ci si ferma, più particolari si notano, e più ricca diventa la visita. Il museo potrebbe persino accendere un nuovo interesse per la personalità del musicista, anche in chi non è un grande appassionato di rock o dei Queen.

Noi di Altezza Travel abbiamo pensato ad alcuni piccoli quiz per la visita al Freddie Mercury Museum: servono a renderla più divertente e a mettere alla prova l’attenzione ai dettagli.

  • Nel museo, cerca una stella simile a quelle della Hollywood Walk of Fame;
  • Individua gli errori nel certificato di nascita di Freddie, commessi da un frettoloso addetto dell’ospedale;
  • Trova le memorie dell’amico di Farrokh, Bonzo, e leggi quali erano i 3 luoghi preferiti dai ragazzi di Zanzibar per andare in bicicletta; uno di questi merita una visita a parte: le grotte in cui venivano rinchiusi gli schiavi;
  • Cerca una scheda scritta nella tua lingua madre: dietro l’esposizione dei souvenir c’è una bacheca dei commenti. Se non la trovi, puoi lasciarne una tu.

Cos’altro si può vedere nel museo di Freddie

L’esposizione è suddivisa in diverse sezioni visivamente distinte. All’ingresso si viene introdotti al passato di Stone Town, un racconto che accompagna con naturalezza al periodo in cui la famiglia Bulsara ebbe il suo primogenito. Le sezioni successive corrispondono agli anni in cui Freddie Mercury studiò a Panchgani, in India, ai suoi primi successi musicali dopo il trasferimento nel Regno Unito, alla popolarità dei Queen e agli ultimi anni di vita del musicista, quando era già gravemente malato.

Una delle sezioni più interessanti espone una raccolta di bozze con testi di canzoni. I fan dei Queen vi trovano le loro frasi preferite, scritte di pugno dall’autore. Sotto il logo della band, la storia della sua creazione è raccontata dall’artista stesso: Freddie Mercury, che studiò in una scuola d’arte ed era un ottimo disegnatore.

Verso la fine del percorso si legge la commovente storia dell’ultima canzone dell’artista, Mother Love, raccontata dal suo compagno di band e chitarrista dei Queen, Brian May. Accanto, alcune fotografie incorniciate ritraggono Brian May. Le immagini lo mostrano mentre visita il museo appena inaugurato e altri luoghi di Stone Town in cui Freddie trascorse l’infanzia. Brian May disse di aver desiderato visitare Zanzibar da sempre: per lui fu un desiderio finalmente realizzato.

Se anche tu condividi il desiderio di Brian May, forse è questo il motivo migliore per visitare Zanzibar.

E non abbiamo ancora raccontato tutto ciò che si può trovare in Shangani Street. È impossibile racchiudere in parole tutto quello che si vede e si vive lì. Andare di persona al museo è l’unico modo per sentire davvero che the show must go on!

Pubblicato il 29 Marzo 2023
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Informazioni sull'autore
Yurii Bogorodskiy

Yuri, ricercatore e autore a tempo pieno per Altezza Travel, vive in Tanzania dal 2019. Ha esplorato molte delle sue destinazioni meno note, tra cui i Parchi Nazionali di Kitulo e Rubondo, il lago Vittoria, Zanzibar e numerosi siti storici, naturalistici e archeologici.

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