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Birdwatching nel Serengeti, Ngorongoro, Lago Natron e Laghi del Nord

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Birdwatching Birdwatching

La Tanzania è conosciuta per la straordinaria varietà della sua avifauna. Secondo diverse fonti, nel mondo esistono quasi 11.000 specie di uccelli; nella sola Tanzania se ne contano circa 1.100, pari al 10% della diversità ornitologica mondiale. Per chi ama il birdwatching, è un territorio di eccezionale ricchezza.

Per esplorare la Tanzania dal punto di vista ornitologico, conviene iniziare dai parchi nazionali più celebri del nord, vicino alla città di Arusha, capitale turistica del Paese. Qui si trovano le infrastrutture più solide, gli itinerari di viaggio meglio organizzati, gli hotel più confortevoli e il maggior numero di osservazioni registrate, anche grazie all’afflusso di viaggiatori tra cui molti appassionati di uccelli. Basta guardare la classifica dei 10 migliori luoghi per il birdwatching in Tanzania per notare che la maggior parte si trova nei parchi nazionali e nelle riserve del nord del Paese, con 500–600 specie registrate in ciascuna area.

Il Parco Nazionale del Serengeti

Il Serengeti è il cuore delle aree faunistiche protette dell’Africa orientale. Il parco si distende sulle vaste pianure dell’altopiano centrale, tra il lago più grande d’Africa, il lago Vittoria, e la Grande Rift Valley. Da ovest a est le pianure sono attraversate da grandi fiumi: il Mbalageti, il ramificato Grumeti e, nell’estremo nord, il Mara. È qui che si svolge la leggendaria Grande Migrazione, il movimento circolare di milioni di antilopi e zebre, uno degli spettacoli naturali più affascinanti e scenografici del continente.

Un osservatore attento può incontrare qui 600–700 specie di uccelli. In nessun altro luogo della Tanzania, né nella vicina Kenya, si ritrova una tale concentrazione in un’unica area. L’unico sito africano in grado di competere con il Serengeti è il Parco Nazionale Queen Elizabeth, in Uganda. Il vantaggio del Serengeti, però, è la sua posizione: intorno si estendono altre aree protette ricchissime di biodiversità, con ulteriori possibilità di osservazione ornitologica.

Aquila marziale
Aquila marziale
Succiacapre montano
Succiacapre montano

Nel Serengeti si possono osservare diverse decine di rapaci, tra cui l’aquila pescatrice africana (Haliaeetus vocifer). Si nutre di pesci, ibis, cicogne, fenicotteri e altri uccelli acquatici, ma anche di piccoli varani e giovani coccodrilli. Si incontra inoltre l’aquila marziale (Polemaetus bellicosus), che preda lepri, iraci, scimmie, sciacalli e antilopi giovani o di piccola taglia: in totale, oltre 90 specie di mammiferi. Il Serengeti ospita anche struzzi, turachi, uccelli go-away, aironi e succiacapre, pappagalli e inseparabili, bufaghe, nettarinie e moltissime altre specie. Purtroppo, molte sono oggi considerate minacciate.

Inseparabile di Fischer
Inseparabile di Fischer
Nettarinia dal collare
Nettarinia dal collare

Circa 1 quarto delle specie è migratrice e arriva qui da altre regioni del mondo. Per gli appassionati europei, questo significa ritrovare vecchie conoscenze. Tra le specie più comuni nel Serengeti e familiari in Europa compaiono il gambecchio comune (Calidris minuta) e la cicogna bianca (Ciconia ciconia), che raggiungono l’Africa durante quelli che in Europa sono considerati i mesi freddi.

Cicogna bianca
Cicogna bianca
Gambecchio comune
Gambecchio comune

Forse proprio il lungo viaggio migratorio delle eleganti cicogne bianche ha alimentato le storie popolari secondo cui sarebbero loro a portare i bambini da luoghi lontani. Ai tempi della schiavitù diffusa, ai figli degli schiavi africani veniva raccontato che i bambini bianchi erano portati dalle cicogne, mentre i bambini neri nascevano dalle uova delle poiane. Il pregiudizio umano, purtroppo, è antico. Leggende come queste rivelano però anche la consapevolezza, da parte delle persone, che gli uccelli migrano tra i continenti. In particolare, le cicogne aiutarono a comprendere questo fenomeno. Nel 1822, in Germania, fu trovata una cicogna con una freccia africana di 75 centimetri conficcata nella gola. In tedesco esiste persino una parola specifica per indicare queste cicogne: pfeilstorch. In Europa sono stati documentati circa 25 casi di cicogne trafitte da frecce.

Tra gli altri migratori noti e frequenti nel Serengeti figurano la ghiandaia marina europea (Coracias garrulus), proveniente dall’Europa e dall’Asia sud-occidentale, la rondine comune (Hirundo rustica) e il rondone comune (Apus apus), che scendono dall’Eurasia. Molti viaggiatori saranno certamente attratti anche dagli abitanti dell’Africa: lo storno caruncolato (Creatophora cinerea), la faraona mitrata (Numida meleagris), il marabù africano (Leptoptilos crumenifer), il fenicottero minore (Phoeniconaias minor), l’anastomo africano (Anastomus lamelligerus) e molte altre specie native di queste terre fertili.

Marabù africano
Marabù africano
Faraona mitrata
Faraona mitrata

Nel Serengeti non esistono endemismi locali, ma si possono osservare alcune specie considerate endemiche della Tanzania. Tra queste figurano il francolino petto grigio, o francolino di macchia petto grigio (Pternistis rufopictus), il bucero beccorosso della Tanzania (Tockus ruahae), , l’occhialino del Kilimangiaro (Zosterops eurycricotus), il tessitore coda ruggine (Histurgops ruficaudus), il tessitore mascherato della Tanzania (Ploceus reichardi) e l’inseparabile mascherato (Agapornis personatus). Rappresentanti di alcune di queste specie vengono osservati occasionalmente nei Paesi confinanti, vicino alle frontiere, ma dal punto di vista ornitologico sono endemismi della Tanzania.

Bucero beccorosso della Tanzania
Bucero beccorosso della Tanzania
Inseparabile mascherato
Inseparabile mascherato

A ovest del Serengeti si trova il più grande lago africano, il lago Vittoria, che richiama uccelli da altre parti del continente. È particolarmente interessante esplorare la sponda occidentale, compresa la Riserva Forestale di Minziro. Anche le aree lungo la riva meridionale del Vittoria sono adatte al birdwatching, così come isole quali Rubondo, Saanane e altre. Esistono inoltre luoghi direttamente collegati al Serengeti dal punto di vista ornitologico: almeno 3 baie sulla costa orientale del lago Vittoria. Vale la pena raggiungere queste zone per osservare gli uccelli acquatici. I canneti e le grandi distese d’acqua, scarsi nelle pianure del Serengeti, sono essenziali per queste specie e si trovano in abbondanza lungo le rive del lago.

L’Area di Conservazione del Ngorongoro

Una speciale riserva faunistica, l’Area Protetta del Ngorongoro, confina con il Serengeti sul lato orientale. Qui 8 vulcani hanno formato un altopiano costellato di crateri. Nel suo territorio si innalzano 4 cime oltre i 3.000 metri, insieme a zone umide che attirano uccelli e molti altri animali. Lo specchio d’acqua più famoso è il lago craterico Magadi (Makati), a 1.700 metri di quota. Il lago ospita fenicotteri. Il fondo del cratere del Ngorongoro brulica di fauna selvatica: si ritiene che custodisca la più alta densità di predatori mammiferi in Africa, con una popolazione locale di leoni particolarmente numerosa e imponente.

Alzavola del Capo
Alzavola del Capo
Mignattino piombato
Mignattino piombato

Nel Ngorongoro si possono osservare oltre 500 specie di uccelli. Gli uccelli acquatici, soprattutto i fenicotteri minori, si concentrano sui laghi e nelle paludi della riserva. I laghi richiamano anche alzavole del Capo (Anas capensis) e gobbi di Maccoa (Oxyura maccoa), sempre più rari in Africa orientale. Questo vale per il lago craterico, per Empakai e per i laghi Ndutu (Lagaja) e Masek. Qui si osservano inoltre diverse specie di aironi, oltre al rallo africano (Rallus caerulescens) e al mignattino piombato (Chlidonias hybrida), piuttosto insoliti per la regione.

Gli aironi guardabuoi (Bubulcus ibis) sono presenti in gran numero. Si ritiene che liberino il bestiame dalle zecche e tengano lontane le mosche, contribuendo a contenere le malattie nelle mandrie di erbivori. Per questo sono apprezzati in tutti e 5 i continenti abitati. Curiosamente, i Masai della Tanzania interpretano questi uccelli come un segnale: quando vedono una grande concentrazione di aironi, credono che stia arrivando la siccità e che sia tempo di lasciare l’insediamento, smontare le abitazioni e condurre il bestiame verso terre più fertili.

Le pianure del Ngorongoro, coperte da erbe basse, sono considerate un habitat importante per tutte e 7 le specie di avvoltoi presenti in Africa orientale. Si tratta dell’avvoltoio dorsobianco africano (Gyps africanus), dell’avvoltoio cappucciato (Necrosyrtes monachus), dell’avvoltoio orecchiuto, detto anche avvoltoio nubiano (Torgos tracheliotos), dell’avvoltoio testabianca (Trigonoceps occipitalis), del capovaccaio, noto anche come pollo del faraone (Neophron percnopterus), del gipeto (Gypaetus barbatus) e dell’avvoltoio delle palme (Gypohierax angolensis). Purtroppo, con l’eccezione degli ultimi 2, tutti hanno lo status di specie minacciate, e alcuni si trovano in condizioni critiche. Oltre agli avvoltoi, in quest’area ricca di fauna vivono molti altri rapaci.

Gipeto
Gipeto
Avvoltoio orecchiuto
Avvoltoio orecchiuto

Alcuni considerano il corvo del Capo (Corvus capensis) e il picchio dorso bruno (Dendropicos obsoletus crateri) tra le specie più interessanti della zona. Le popolazioni di entrambe sono considerate peculiari della Tanzania e concentrate proprio sugli altopiani craterici.

Corvo del Capo. Foto di Kevin Gong
Corvo del Capo. Foto di Kevin Gong
Francolino petto grigio
Francolino petto grigio

Nel Ngorongoro, il gruppo di specie endemiche della Tanzania si sovrappone a quello del vicino Serengeti. Comprende il francolino petto grigio (Pternistis rufopictus), il bucero beccorosso della Tanzania (Tockus ruahae), l’occhialino del Kilimangiaro (Zosterops eurycricotus), l’inseparabile mascherato (Agapornis personatus) e il tessitore coda ruggine (Histurgops ruficaudus). Tutte queste specie possono essere osservate proprio nel cratere del Ngorongoro.

Una specie insolita per il Ngorongoro è il prionopo crestagrigia (Prionops poliolophus), ma le segnalazioni sono rare e non vengono aggiornate da molto tempo. La comunità scientifica ipotizza che questi uccelli, abitanti della Tanzania e del Kenya, possano essersi spostati in un’area vicina, la Maswa Game Reserve. Confina con il Serengeti e il Ngorongoro e fa parte dello stesso grande ecosistema, ma non dispone di una banca dati ornitologica aggiornata; per questo non la includiamo qui.

Il lago Natron

A nord del Ngorongoro si trova il celebre lago Natron, noto per le sue acque che, riprese dall’alto, appaiono rosa o rosse. Il colore deriva dalla presenza di miliardi di piccoli crostacei Artemia salina, lunghi appena pochi millimetri. Prosperano nelle acque salate, e il Natron è un lago salino alcalino. Nelle vicinanze sorge Ol Doinyo Lengai, l’unico vulcano al mondo a produrre lava natrocarbonatitica, composta principalmente da carbonato di sodio, che si dissolve nel lago.

Sebbene il lago Natron raggiunga i 52 km di lunghezza e, nei periodi di piena, si estenda persino oltre il confine tanzaniano nel vicino Kenya, non è un lago profondo. La sua profondità massima è di 2–3 metri. Nel mondo degli appassionati di uccelli, questo lago della Tanzania è noto per il più alto numero di fenicotteri minori: qui nidifica la più grande popolazione al mondo di questa specie. Secondo alcune stime, oltre l’80% dei fenicotteri minori del pianeta nasce sul Natron. Come è noto, il colore rosato del piumaggio dei fenicotteri dipende da una dieta ricca di carotenoidi. Queste sostanze abbondano nelle alghe microscopiche consumate dai crostacei Artemia, che a loro volta diventano l’alimento principale dei fenicotteri.

Forse hai visto l’affascinante storia dei fenicotteri nel film «The Crimson Wing: Mystery of the Flamingos», distribuito da Disneynature e girato proprio qui, sul lago Natron. Ha e buone recensioni. Lo consigliamo a chi si interessa di uccelli, a chi ha a cuore la conservazione e a chi ama i documentari naturalistici di grande bellezza. Purtroppo, il fenicottero minore (Phoeniconaias minor) è classificato come specie prossima alla minaccia. Diventa quindi ancora più importante conoscere i rischi che minacciano questo ecosistema, visitare il lago Natron, dedicarsi al birdwatching e richiamare su quest’area quanta più attenzione possibile, soprattutto alla luce delle voci su progetti per costruire un impianto di soda sul lago.

Oltre ai fenicotteri, il lago ospita uccelli acquatici come il gambecchio comune (Calidris minuta), il corriere fasciato castano (Charadrius pallidus), che predilige anch’esso acque salate e alcaline, e l’ibis mignattaio (Plegadis falcinellus). Curiosamente, negli anni passati qui erano presenti decine di migliaia di cicogne di Abdim (Ciconia abdimii) , native dell’Africa. Per questa specie è più tipico migrare verso l’estremo sud della Tanzania e ancora più a sud, dove trascorre gran parte dell’anno, per poi tornare nelle aree a nord dell’equatore durante la stagione riproduttiva.

Ibis mignattaio
Ibis mignattaio
Cicogna di Abdim
Cicogna di Abdim

Al lago Natron compare anche un altro piccolo e grazioso uccello, lo zigolo somalo (Emberiza poliopleura), sebbene il suo areale tipico sia più a est. Deviazioni di questo tipo rispetto ai dati ornitologici standard sono particolarmente interessanti da confermare con osservazioni dirette. Una delle specie più comuni qui è il mignattino alibianche (Chlidonias leucopterus), che arriva dall’Europa e dall’Asia per svernare in Africa. In totale, nel lago Natron e nelle aree circostanti si possono osservare oltre 200 specie, soprattutto nel bacino di Engaruka, anche se per questa località non sono stati effettuati conteggi precisi.

Il lago Eyasi

A sud del Ngorongoro si trova un altro lago salato e poco profondo, il lago Eyasi. Nei periodi secchi può prosciugarsi completamente, tanto che la popolazione locale lo attraversa a piedi. Anche nelle fasi più abbondanti di pioggia il lago non supera 1 metro di profondità, sebbene in alcuni anni l’acqua dell’Eyasi sia sufficiente ad attirare ippopotami dal vicino Serengeti. La sua lunghezza può raggiungere gli 80 km. Di norma, comunque, nel lago rimane acqua a sufficienza per sostenere l’avifauna acquatica.

Durante la migrazione, i fenicotteri frequentano volentieri le sue acque. Vivono qui anche altri uccelli acquatici, tra cui il tantalo beccogiallo (Mycteria ibis), che somiglia a un ibis e in passato fu erroneamente attribuito a questo gruppo, tanto da riceverne anche il nome, pur appartenendo alle cicogne. Si possono incontrare inoltre il beccaccino comune (Gallinago gallinago), il gambecchio di Temminck (Calidris temminckii) e la spatola africana (Platalea alba), che, come suggerisce il nome, possiede un becco a forma di cucchiaio. Lo immerge nell’acqua e, oscillandolo da un lato all’altro, cattura piccoli pesci, molluschi, crostacei e larve.

Tantalo beccogiallo
Tantalo beccogiallo
Spatola africana
Spatola africana

Tra gli endemismi della Tanzania, sulla sponda orientale del lago Eyasi sono stati osservati inseparabili di Fischer (Agapornis fischeri). Sono uccelli molto belli, dal piumaggio intensamente colorato. Proprio per il loro aspetto vistoso, vengono spesso tenuti in cattività come animali da compagnia. Non è però una buona idea: sono uccelli liberi e hanno bisogno di molto spazio per i loro voli rapidi. In gabbie e ambienti ristretti, gli uccelli selvatici soffrono e si ammalano.

A rigore, questi endemismi della Tanzania possono spostarsi temporaneamente nei vicini Rwanda e Burundi durante gli anni secchi. Tuttavia, questi pappagalli colorati, chiamati così in onore di un esploratore tedesco dell’Africa, , restano inclusi nella lista delle specie endemiche della Tanzania.

Un altro uccello endemico osservato sulle rive dell’Eyasi è lo storno cinereo (Lamprotornis unicolor). La sua classificazione ha generato qualche confusione: in origine l’ornitologo britannico George Ernest Shelley, che descrisse molte specie africane, assegnò il nome Cosmopsarus unicolor a un esemplare inviato dall’Africa orientale. In seguito la specie fu trasferita al genere Lamprotornis perché, come altri membri del genere, presenta la parte superiore del corpo lucida grazie a una particolare disposizione della melanina nelle penne.

Il nome attuale di questo uccello contiene la parola «lamprotornis», derivata dal greco «lamprotēs», che significa «splendente, luminoso, radioso». Descrive davvero le penne cangianti di questo storno al sole e giustifica pienamente il suo nome latino.

Nei pressi del lago è stata osservata anche l’apalis del Karamoja (Apalis karamojae), tipica dell’Africa orientale. Il numero complessivo di specie presenti all’Eyasi, tuttavia, non è noto con precisione. Proprio per questo l’area è ancora più interessante da esplorare, soprattutto nei periodi di piena.

Yaida Chini

A sud del lago Eyasi si apre la valle Yaeda (valle Yaida). È un’area di cosiddette paludi stagionali: negli anni di piogge abbondanti, i pascoli si allagano e la valle si trasforma in zona paludosa. Gli uccelli acquatici vivono tra la vegetazione fitta, mentre altre specie si incontrano sui rilievi di Mbulu e nelle aree vicine, dove crescono acacie e baobab.

In questa zona vive un gruppo umano isolato, gli Hadza, che conserva in larga parte lo stile di vita tradizionale dei cacciatori-raccoglitori. Cacciano i grandi animali della regione e, per quanto riguarda gli uccelli, ne raccolgono attivamente le uova. È noto anche che uccidano gli uccelli stessi, compresi i pulcini, e ne considerino la carne una prelibatezza. Gli Hadza sono uno dei popoli più oppressi della Tanzania e hanno perso vasti territori: da un lato per la pressione delle tribù vicine più attive, dall’altro per le restrizioni imposte dallo Stato ai cacciatori-raccoglitori, interessato alla creazione di riserve e aree di caccia.

Tra gli Hadza e alcuni uccelli esiste un rapporto di reciproco vantaggio davvero interessante. Si tratta di specie come il grande indicatore (Indicator indicator), uno dei pochi uccelli in grado di digerire la cera d’api. Il suo nome deriva dalla capacità di guidare letteralmente le persone fino agli alveari delle api selvatiche. Molti popoli sfruttano questo comportamento, compresi gli Hadza, nella cui dieta il miele è importante per il suo valore calorico. Le persone hanno imparato a imitare i richiami di questi uccelli per attirarli verso gli alberi. Gli indicatori arrivano in volo e mostrano la posizione dell’alveare. I raccoglitori affumicano le api, aprono l’alveare e prendono il miele, lasciando agli uccelli i frammenti di cera più appetibili.

In questo modo, esseri umani e uccelli si rendono utili a vicenda. Le interazioni successive sono altrettanto interessanti. Nella mitologia di alcuni popoli esiste la credenza secondo cui a un uccello che ha mostrato un alveare debba essere necessariamente offerta un po’ di cera; in caso contrario, per vendetta, la volta seguente condurrà l’uomo verso un predatore pericoloso. Gli Hadza, però, spesso prendono il miele e volutamente portano via o seppelliscono sul posto la cera, così che gli uccelli non ricevano nulla. Gli indicatori restano affamati e quindi sono di nuovo pronti a segnalare rapidamente un nuovo luogo con le api. In Kenya è stato osservato che alcuni uccelli smettono di indicare gli alveari alle persone dopo aver subito un simile «tradimento».

Tra le erbe palustri della valle si trovano anche altre «guide»: gli aironi guardabuoi (Bubulcus ibis), che avvertono i pastori Masai dell’arrivo della siccità. Appena i Masai vedono molti aironi, lo interpretano come un segnale sicuro di siccità e si spostano in un nuovo luogo. Qui si osservano anche l’ibis mignattaio (Plegadis falcinellus) e lo svasso piccolo (Podiceps nigricollis). Curiosamente, sebbene lo svasso piccolo tenda a evitare il volo, durante la migrazione percorre comunque in aria fino a 6.000 km. Yaida Chini ospita anche molte altre specie: l’anatra dal becco nodoso (Sarkidiornis melanotos), il dendrocigno fulvo (Dendrocygna bicolor), le pittime reali (Limosa limosa) e i combattenti (Calidris pugnax), i cui maschi, nella stagione riproduttiva, sviluppano un abito nuziale notevole, con colori vivaci, ciuffi di penne sul capo e un magnifico collare sul collo. In effetti, il nome inglese «ruff» indica un colletto esagerato, di moda dalla metà del XVI alla metà del XVII secolo.

Svasso piccolo
Svasso piccolo
Dendrocigno fulvo
Dendrocigno fulvo

La steppa di Wembere

Nella Tanzania centrale si estendono vaste aree considerate Important Bird and Biodiversity Areas (IBA). Una di queste è la pianura alluvionale del fiume Vembere, che scorre verso nord e confluisce nel lago Eyasi. Il fiume crea zone umide di grande interesse per gli uccelli, ma questi territori sono utilizzati attivamente anche come pascolo. La steppa di Wembere richiede ulteriori esplorazioni e l’elenco delle specie presenti deve ancora essere chiarito. Finora sono state registrate meno di 200 specie. Gran parte dei dati non viene aggiornata dagli anni Sessanta.

Dai dati più recenti sappiamo che nella pianura alluvionale del fiume Vembere vivono la grandule faccianera (Pterocles decoratus), il francolino collogiallo (Pternistis leucoscepus) e il peculiare bucero di Von der Decken (Tockus deckeni)

Francolino collogiallo
Francolino collogiallo
Bucero di Von der Decken
Bucero di Von der Decken

Tra gli altri uccelli colorati vive qui anche il bel barbetto di Usambiro (Trachyphonus usambiro). In alcune fonti può comparire con il nome scientifico Trachyphonus darnaudii, perché in passato era considerato una sua sottospecie. L’inseparabile di Fischer (Agapornis fischeri) si distingue per l’aspetto attraente ed è facile da individuare. Lo storno di Hildebrandt (Lamprotornis hildebrandti), chiamato così in onore del botanico tedesco ed esploratore della natura africana Johann Maria Hildebrandt, colpisce per il piumaggio vivacemente colorato. È una specie endemica dell’Africa orientale, presente solo in 2 Paesi: Tanzania e vicino Kenya. Più a lungo si osservano le sue penne multicolori, scintillanti di riflessi metallici, più sembra di trovarsi davanti a un mitico «uccello arcobaleno».

Barbetto di Usambiro
Barbetto di Usambiro
Storno di Hildebrandt
Storno di Hildebrandt

La nettarinia orientale dal dorso violetto (Anthreptes orientalis) è un altro splendido abitante delle savane dell’Africa orientale. Interessante da osservare è anche il tessitore dei bufali testabianca (Dinemellia dinemelli), che ha ricevuto il nome inglese per l’abitudine di seguire i bufali e cacciare gli insetti attratti dai grandi animali. È un buon indizio per capire dove cercarlo. Qualsiasi appassionato di birdwatching sarà felice di incontrare l’astrilde testazzurra (Uraeginthus cyanocephalus), un uccello molto bello, dal piumaggio di un azzurro delicato.

Nettarinia orientale dal dorso violetto
Nettarinia orientale dal dorso violetto
Astrilde testazzurra
Astrilde testazzurra

Riuscire a fotografare bene la vedova blu acciaio (Vidua hypocherina) e la vedova coda di paglia (Vidua fischeri) può essere considerato un risultato notevole. Le loro lunghe code di 30 cm sono uno spettacolo sorprendente. Questi uccelli amano sostare sui cespugli spinosi.

Vedova blu acciaio
Vedova blu acciaio
Astore canoro pallido orientale
Astore canoro pallido orientale

Tra i rapaci di quest’area, l’astore canoro pallido orientale (Melierax poliopterus) è noto per i suoi richiami melodiosi, soprattutto durante il periodo di nidificazione. Nella pianura alluvionale del fiume Vembere dovrebbero essere presenti anche uccelli acquatici, ma non si conosce lo stato attuale delle loro popolazioni.

Nei pressi della steppa di Vembere si trovano diversi piccoli laghi: Kitangiri, Singida, Kindai e Balangida Lehu. Si estendono a sud del grande lago Eyasi. Sono tutti molto importanti per gli uccelli, e stormi di molte specie diverse nidificano lungo le loro rive. Esiste una certa sovrapposizione tra le specie del lago Eyasi e quelle della steppa. Qui si osservano molti uccelli acquatici, e su ciascuno dei laghi è stata segnalata la presenza di entrambe le specie di fenicottero. Non esistono dati precisi sulle popolazioni lacustri, perché gli ornitologi visitano raramente questi luoghi. Non descriveremo queste località nel dettaglio, ma chi ama il birdwatching e la ricerca sul campo non dovrebbe perdere l’occasione di osservare la vita degli uccelli su questi specchi d’acqua.

Oltre al Serengeti, al Ngorongoro e ai laghi citati, tra le località del nord rilevanti per il birdwatching rientrano anche il Parco Nazionale del Tarangire e il lago Manyara, i parchi nazionali montani e forestali di Arusha e del Kilimangiaro, oltre al Parco Nazionale di Mkomazi. Per saperne di più sulle altre regioni della Tanzania e sui luoghi più interessanti per gli appassionati di uccelli, leggi anche il nostro articolo «Tanzania. Le 10 migliori località per il birdwatching»!

Pubblicato il 13 Novembre 2023 Aggiornato il 20 Maggio 2026
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Informazioni sull'autore
Yurii Bogorodskiy

Yuri, ricercatore e autore a tempo pieno per Altezza Travel, vive in Tanzania dal 2019. Ha esplorato molte delle sue destinazioni meno note, tra cui i Parchi Nazionali di Kitulo e Rubondo, il lago Vittoria, Zanzibar e numerosi siti storici, naturalistici e archeologici.

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