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Un paradiso per birdwatcher: il lago Vittoria e i parchi nazionali vicini

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Gli itinerari turistici più frequentati attraversano i parchi nazionali del nord e del sud del Paese, tra le aree della Tanzania più esplorate per ricchezza di avifauna. Tra questi figurano il celebre Serengeti e il Ngorongoro, il lago Manyara, noto fin dai tempi di Hemingway, un parco nazionale che comprende il Kilimangiaro, oltre ai parchi meridionali di Mikumi, Selous e Nyerere, insieme alle vaste distese selvagge del Parco Nazionale del Ruaha. In Tanzania, però, esistono anche luoghi meno esplorati e raramente visitati. Questo non significa che chi desidera partire per un viaggio di birdwatching in Tanzania non trovi qui nulla di interessante.

Nel nord-ovest del Paese si susseguono habitat ricchi d’acqua che attirano migliaia di uccelli di specie diverse: dai laghi del Kagera, circondati da paludi, ai fiumi locali che alimentano il lago Vittoria, fino all’immenso specchio d’acqua stesso, con i suoi canneti di papiro e le isole coperte da foresta fitta. Alcuni anni fa, il governo tanzaniano ha istituito qui diversi nuovi parchi nazionali, per i quali non esistono ancora elenchi completi delle specie presenti. Sono aree protette che attendono birdwatcher appassionati, pronti a intraprendere viaggi di birdwatching in Tanzania e a contribuire alla conoscenza della sorprendente avifauna locale.

Parco Nazionale Burigi-Chato

Adiacente al lago Vittoria, il più grande lago d’Africa, il Parco Nazionale Burigi-Chato copre territori estesi ed è il 6° parco nazionale della Tanzania per superficie. Si estende dalle rive del lago fino al vicino Ruanda. L’area è caratterizzata da rilievi collinari ricoperti di foreste, attraversati da fiumi e dominati dal lungo lago Burigi. Misurarne con precisione la lunghezza non è semplice: varia da 18 a 30 chilometri. È un fenomeno comune in questa parte dell’Africa, dove molti bacini alternano periodi di piena a fasi di prosciugamento. Il lago, i fiumi con le loro pianure alluvionali e le paludi permanenti rendono questa zona particolarmente attraente per l’avifauna.

Qui sono stati avvistati diversi esemplari di becco a scarpa (Balaeniceps rex) e si ipotizza che possano nidificare in questi territori. Questo uccello solitario predilige zone paludose difficilmente accessibili. Non esistono dati certi sulla sua popolazione in Tanzania, e ogni luogo in cui sia stato osservato desta grande interesse tra i birdwatcher. Il Parco Nazionale Burigi-Chato è una delle poche aree potenzialmente adatte alla nidificazione di questo raro uccello.

Sono stati segnalati avvistamenti del barbetto facciarossa (Lybius rubrifacies). Questi uccelli hanno un areale limitato e vivono solo in questa parte della Tanzania e nei Paesi confinanti. Si possono osservare nelle foreste o nelle praterie punteggiate da alberi isolati. I barbetti facciarossa vivono spesso in coppia o in piccoli gruppi familiari. Si sa ancora poco di loro, e osservarne il comportamento può diventare un’attività di grande interesse. Nel parco nazionale sono stati osservati anche il passero solitario del miombo (Monticola angolensis) e la monachella di Arnot (Myrmecocichla arnotti), specie che di norma vivono molto più a sud.

Barbetto facciarossa. Foto di Bradley Hacker
Barbetto facciarossa. Foto di Bradley Hacker
Monachella di Arnot. Foto di Fernando Enrique Navarrete
Monachella di Arnot. Foto di Fernando Enrique Navarrete

Queste vaste aree offrono un buon habitat al re di quaglie (Crex crex) e al croccolone (Gallinago media). Quanto meno, questi uccelli migratori utilizzano il territorio del parco nazionale come luogo di sosta durante i lunghi voli. Il croccolone è noto per le sue straordinarie capacità migratorie: copre distanze enormi senza fermarsi. La sua migrazione si estende su un arco impressionante, da 4.000 a 7.000 chilometri, completati in media in 3 giorni. Non solo percorre spesso migliaia di chilometri senza soste, ma raggiunge anche velocità notevoli: è considerato uno degli uccelli migratori più rapidi, con punte fino a 97 km/h. Potrebbe inoltre detenere un primato di quota, poiché un esemplare di questa specie è stato osservato a 8.700 metri sul livello del mare. È sorprendente pensare che un uccello così piccolo sia capace di simili imprese.

Le checklist dell’area segnalano il garrulo di Sharpe (Turdoides sharpei), uccello rumoroso che si muove in stormi tra cespugli ed erbe alte, e il francolino dal collare (Scleroptila streptophora), che predilige colline rocciose ricoperte d’erba. Come tutti i francolini, fugge rapidamente quando percepisce un pericolo, ma questa specie è particolarmente schiva. Si ritiene che il momento migliore per avvistarla sia il primo mattino.

Garrulo di Sharpe
Garrulo di Sharpe
Francolino dal collare. Foto di Ross Gallardy
Francolino dal collare. Foto di Ross Gallardy

Fino a tempi recenti, il Parco Nazionale Burigi-Chato comprendeva le riserve faunistiche di Burigi, Biharamulo e Kimisi. In molte fonti l’area viene ancora descritta secondo la vecchia classificazione. Colpisce l’assenza di elenchi completi delle specie di uccelli per questa parte della Tanzania, ancora poco studiata. Sono state documentate solo poche decine di specie, nonostante una tale varietà di habitat dovrebbe sostenerne un numero ben più elevato. È probabile che le specie presenti siano vicine a 400. Nei prossimi anni, si auspica che queste aree ancora poco esplorate attirino più viaggiatori, inclusi birdwatcher appassionati. In questo modo si potrà comprendere meglio la vita degli uccelli nel nord-ovest della Tanzania.

Le zone umide del fiume Kagera

Nel nord-ovest della Tanzania, lungo il confine con il Ruanda, scorre uno dei fiumi più lunghi del Paese: il Kagera. È considerato il ramo sorgentizio più remoto del sistema del Nilo. Il fiume dà il nome sia alla regione tanzaniana sia al parco nazionale del vicino Ruanda, Akagera. Per quasi tutto il suo corso, il Kagera crea un’ampia pianura alluvionale con paludi, all’interno di un bacino idrografico complessivo di 60.000 km². In ultima istanza, il Kagera è il principale affluente del lago Vittoria. In queste terre si trovano anche diversi laghi e, naturalmente, una simile abbondanza di habitat acquatici richiama numerose specie di uccelli.

Nel 2019, vicino al fiume Kagera sono stati istituiti 3 parchi nazionali: Burigi-Chato, Rumanyika-Karagwe e Ibanda-Kyerwa. Nei loro territori proseguono le ricerche sulla vita animale e vegetale, si sviluppano percorsi safari e si pianificano infrastrutture logistiche per i visitatori. In breve, la ricerca dettagliata su questa regione, inclusi gli studi ornitologici, è ancora agli inizi. Qui si può essere tra i primi esploratori della vita degli uccelli nella Tanzania occidentale, a ovest del lago Vittoria. Il Parco Nazionale dell’Akagera, in Ruanda, offre un esempio significativo: esiste da quasi 1 secolo, è considerato uno dei più grandi lungo il sistema del Nilo ed è letteralmente costellato di punti di interesse per birdwatcher. È verosimile che anche la parte tanzaniana della pianura alluvionale del Kagera riceva nei prossimi anni la sua meritata attenzione. Al momento, l’avifauna di questi luoghi è poco studiata e descritta solo in termini generali come importante area per gli uccelli nelle paludi del fiume Kagera.

In quest’area è stata documentata la presenza della cannaiola gialla del papiro (Calamonastides gracilirostris). È un uccello relativamente raro in Africa orientale e vive esclusivamente nei papireti e nei canneti, come suggerisce il nome. Un’altra cannaiola, la cannaiola palustre maggiore (Acrocephalus rufescens), ha un nome in parte simile, ma è molto più appariscente e presenta un areale sensibilmente più ampio. La cannaiola gialla del papiro può ricordare altre specie, ma se ne distingue per alcuni tratti precisi: parte superiore del corpo più verde, becco più largo, zampe e coda sottili. Anche il canto è diverso, un elemento che può risultare determinante per l’identificazione. Per questo è importante osservare con attenzione quando si distinguono specie simili.

Cannaiola gialla del papiro. Foto di Gary Douglas
Cannaiola gialla del papiro. Foto di Gary Douglas
Gonolek del papiro
Gonolek del papiro

Anche il becco a scarpa (Balaeniceps rex) è stato osservato qui, sebbene raramente e in piccoli numeri. Si presume che in queste aree gli esemplari siano più numerosi. Il beccaccino comune (Gallinago media) è stato registrato, ma anche in questo caso con scarsa frequenza. Il gonolek del papiro (Laniarius mufumbiri), invece, si incontra lungo quasi tutto il corso del Kagera. È un uccello elegante, con una «calotta» gialla sulla testa, mentre petto e ventre sono descritti come di un rosa-arancio acceso. Il suo comportamento rumoroso, fatto di fischi e suoni striduli, aiuta a individuarlo tra i cespugli di papiro.

È noto che le paludi del Kagera ospitano l’usignolo palustre alibianche (Bradypterus carpalis), della famiglia Locustellidae, e il canarino del papiro (Crithagra koliensis), appartenente ai fringillidi. Quest’ultimo costruisce il nido direttamente sugli steli di papiro, utilizzando le foglie della pianta. Come appare evidente dai nomi, molti uccelli della regione dipendono strettamente dal tipo di flora prevalente lungo il fiume Kagera.

Usignolo palustre alibianche. Foto di Stefan Hirsch
Usignolo palustre alibianche. Foto di Stefan Hirsch
Canarino del papiro. Foto di Jason Estep
Canarino del papiro. Foto di Jason Estep

Riserva Forestale di Minziro

Più a nord, vicino al confine con l’Uganda, si trova un’importante riserva forestale situata su un altopiano. Qui sono state registrate oltre 200 specie di uccelli, con diverse decine di specie più caratteristiche delle foreste ugandesi che di quelle tanzaniane. È uno dei luoghi con habitat davvero particolari.

Qui si può osservare il beccformiche di Woodhouse (Parmoptila woodhousei), che normalmente vive all’altra estremità del continente, nel bioma dell’Africa occidentale e centrale. Nelle foreste locali è stato avvistato anche il pigliamosche averla africano (Megabyas flammulatus). È inoltre interessante cercare il cuculo codalunga fosco (Cercococcyx mechowi): la costa occidentale del lago Vittoria è l’unico luogo della Tanzania in cui si può osservare questa specie.

Beccformiche di Woodhouse. Foto di Garrett Rhyne
Beccformiche di Woodhouse. Foto di Garrett Rhyne
Cuculo codalunga fosco. Foto di Megan Perkins
Cuculo codalunga fosco. Foto di Megan Perkins

Tra gli avvistamenti più desiderati da un birdwatcher c’è il turaco gigante (Corythaeola cristata). È un uccello di una bellezza difficile da rendere a parole: va visto con i propri occhi. Peraltro, rispetto ad altre specie di turaco, è più facile osservarlo a lungo, perché ha capacità di volo limitate e spesso si sposta saltando da un ramo all’altro. Purtroppo, è noto che nelle aree rurali della Repubblica Democratica del Congo la popolazione locale ne consuma la carne.

Turaco gigante
Turaco gigante
Nettarinia superba. Foto di John Sterling
Nettarinia superba. Foto di John Sterling

La nettarinia superba (Cinnyris superbus) può essere un altro avvistamento fortunato in questa riserva forestale. Oltre a questa specie, qui se ne trovano altre 5 appartenenti allo stesso gruppo. Un altro uccello colorato presente nell’area è il martin pescatore panciabianca (Corythornis leucogaster). Anche il bucero dal casco bianco e nero (Bycanistes subcylindricus) cattura l’attenzione dei birdwatcher più esperti. Questo magnifico bucero forestale è particolarmente attratto dagli alberi da frutto, soprattutto dai fichi.

Martin pescatore panciabianca. Foto di Daniel López-Velasco | Ornis Birding Expeditions
Martin pescatore panciabianca. Foto di Daniel López-Velasco | Ornis Birding Expeditions
Una coppia di buceri dal casco bianco e nero
Una coppia di buceri dal casco bianco e nero

È importante osservare non solo i rami, ma anche il terreno. A Minziro vivono uccelli interessanti, attratti da vermi, molluschi e sanguisughe. Il rallo macchiato (Sarothrura pulchra), per esempio, si muove nel sottobosco in cerca di cibo, mentre il francolino di Latham (Peliperdix lathami) è una specie riservata e piuttosto schiva.

Rallo macchiato. Foto di Tong Mu
Rallo macchiato. Foto di Tong Mu
Francolino di Latham. Foto di Shane Dollman
Francolino di Latham. Foto di Shane Dollman

Nella foresta di Minziro si incontrano molte altre specie belle e insolite. In questa breve panoramica non è possibile citarle tutte, ma vale la pena ricordarne alcune che abitano l’area: il malimbe testarossa (Malimbus rubricollis), il beccolungo giallo (Macrosphenus flavicans), il pigliamosche del paradiso ventrerossiccio (Terpsiphone rufiventer) e persino il miglior imitatore di suoni tra gli uccelli, il pappagallo cenerino (Psittacus erithacus). Quest’ultimo è noto non solo per la capacità di riprodurre suoni complessi, ma anche di associarli a oggetti e perfino a concetti come colori e numeri, segno di un’intelligenza elevata.

Malimbe testarossa
Malimbe testarossa
Pappagallo cenerino
Pappagallo cenerino

Quando si esplora questa parte nord-occidentale della Tanzania, va ricordato che qui si possono osservare molti uccelli tradizionalmente associati all’Africa centrale e perfino occidentale. Questo rende l’area un luogo davvero particolare e affascinante per il birdwatching.

Parco Nazionale dell’Isola di Rubondo

Nel lago Vittoria sono disseminate numerose isole, tra cui l’isola di Rubondo, a nord del golfo di Emin Pasha. Insieme a una dozzina di altre piccole isole e alle acque circostanti, forma il Parco Nazionale dell’Isola di Rubondo. L’isola è famosa per la sua fitta copertura forestale. Non ha mai ospitato insediamenti permanenti e accoglie una grande varietà di uccelli e farfalle, la cui diversità è rimasta in larga parte al riparo dall’impatto della civiltà. Si stima che il parco nazionale ospiti oltre 400 specie di uccelli.

Oltre alla foresta pluviale dell’isola principale, lunga 26 chilometri, esistono aree importanti per l’avifauna: paludi di papiro circondate da palme da dattero, prati e perfino spiagge sabbiose. Tuttavia, fino al 90% del parco nazionale è coperto da foresta. Sull’isola non scorrono fiumi e il suolo è di origine vulcanica, poiché l’isola stessa è formata essenzialmente da 4 colline vulcaniche.

Qui si possono osservare aironi golia (Ardea goliath), chiamati così perché sono i più grandi rappresentanti degli aironi. Raggiungono l’imponente altezza di 152 centimetri. L’isola principale ospita anche una grande colonia di aquile pescatrici africane (Haliaeetus vocifer). I visitatori del parco raccontano che i loro richiami predatori si sentono quasi costantemente sopra la foresta. Si ritiene che l’isola di Rubondo ospiti la popolazione più densamente concentrata al mondo di queste maestose aquile.

Airone golia
Airone golia
Aquila pescatrice africana
Aquila pescatrice africana

Nel parco nazionale si trovano numerosi ibis sacri africani (Threskiornis aethiopicus), uccelli che nell’Antico Egitto rivestivano un particolare significato religioso, ma che purtroppo subirono uno sterminio di massa, con un forte calo della popolazione. Erano considerati sacri e venivano sacrificati al dio Thot. Le fonti storiche stimano che in quel periodo siano stati uccisi fino a 8 milioni di ibis. Oggi la specie si è ripresa: la popolazione globale varia da 200.000 a 450.000 individui e non affronta più minacce immediate.

Tra gli altri uccelli acquatici presenti sull’isola si osservano cormorani africani (Microcarbo africanus). Questi cormorani sono noti per la notevole abilità nell’immersione, che consente loro di scendere in profondità alla ricerca di prede. Proprio questa caratteristica li pone però in competizione diretta con i pescatori, che spesso li vedono con sfavore. Nell’area si incontrano anche cormorani comuni (Phalacrocorax carbo), a conferma della ricca comunità avifaunistica dell’isola.

Ibis sacro africano
Ibis sacro africano
Cormorano africano
Cormorano africano

Nel Parco Nazionale dell’Isola di Rubondo si possono avvistare diversi rapaci in volo, tra cui l’aquila pescatrice africana e il biancone fasciato occidentale (Circaetus cinerascens). Si osservano anche uccelli acquatici come la garzetta dimorfa (Egretta dimorpha). Il parco ospita il tessitore gola bruna settentrionale (Ploceus castanops) e varie altre specie di tessitori.

Uno degli uccelli più belli dell’area è la nettarinia petto rosso (Cinnyris erythrocercus), descritta per la prima volta dallo zoologo tedesco Gustav Hartlaub, noto per il suo lavoro sulle specie di uccelli esotici. Il suo contributo all’ornitologia comprende la descrizione di centinaia di nuove specie e la cofondazione del Journal of Ornithology nel 1853. Ancora oggi alcune specie portano il suo nome in omaggio al suo lavoro.

Sull’isola vive anche il pappagallo cenerino (Psittacus erithacus). In generale, per Rubondo si tratta di una specie introdotta, come la maggior parte dei grandi animali presenti qui. Gli animali furono portati sull’isola già a metà degli anni Sessanta. Tra i primi a farlo ci fu lo zoologo e convinto difensore degli animali Bernhard Grzimek, autore del libro «Serengeti Shall Not Die». Per i pappagalli cenerini, invece, l’episodio risale al 2000, quando 34 esemplari furono sottratti ai bracconieri e liberati negli spazi dell’isola.

Il sito ebird.org elenca meno di 100 specie per questa località. Finora, però, sono state inviate solo 9 checklist, e riteniamo che in questo magnifico parco nazionale insulare, così ricco di biodiversità, si possano scoprire molte altre specie.

Lago Vittoria: golfo di Mwanza

Tra le aree importanti per gli uccelli sul lago Vittoria, oltre ai gruppi di isole, si trovano diverse baie e zone adiacenti. In genere sono tutte poco studiate e non esistono elenchi completi dell’avifauna. Tra queste figurano la baia di Bunda, quasi al confine con il Serengeti, la più settentrionale baia di Mara e la baia di Mwanza, dove sorge la grande città omonima.

In queste località vivono molte specie di uccelli, soprattutto acquatici. Per mancanza di dati, non descriveremo nel dettaglio queste baie né le isole Bumbire. Ci fermeremo però brevemente sulla baia di Mwanza, per richiamare l’attenzione sulla regione nel suo insieme e sulle singole località del lago Vittoria.

L’importante area per gli uccelli comprende una parte della baia, tratti costieri invasi dal papiro e piccole isole nel lago, tra cui la più grande, chiamata Juma. Le popolazioni più significative sono quelle di cormorani comuni (Phalacrocorax carbo) e cormorani africani (Microcarbo africanus), presenti a centinaia o persino a migliaia. Esistono inoltre registrazioni di diverse migliaia di garzette (Crinifer zonurus).

Cormorano comune
Cormorano comune
Garzetta
Garzetta

L’area locale importante per gli uccelli comprende anche la minuscola isola di Saanane, che insieme a 2 isolotti vicini forma il più piccolo parco nazionale della Tanzania: il Parco Nazionale dell’Isola di Saanane. Copre una superficie di poco più di 2 km². La sua comodità sta nel fatto che si trova entro i confini urbani di Mwanza. Il parco ospita oltre 100 specie di uccelli.

Tra le specie più interessanti si può citare il turaco delle banane orientale (Crinifer zonurus), che non ha il piumaggio colorato dei turachi, ma resta un uccello originale e bello, con becco giallo brillante e comportamento espressivo. Anche il cuculo di Klaas (Chrysococcyx klaas) colpisce per le tonalità bronzo e verde lucente. Depone le uova nei nidi di altre specie, spesso nettarinie. Klaas, da cui la specie prende il nome, non era uno scienziato né un ricco finanziatore di spedizioni, ma un semplice assistente, un I Khoekhoen sono un popolo indigeno nomade dell’Africa sud-occidentale. La loro lingua precede le lingue bantu. che trovò l’esemplare tipo. L’ornitologo François Levaillant fu un ornitologo francese ed esploratore dell’Africa, protagonista di un lungo viaggio nella parte meridionale del continente nel XVIII secolo. Era uno scienziato curioso, un ammiratore della bellezza e un cacciatore appassionato. Durante i suoi viaggi nell’Africa australe, Levaillant si innamorò di una giovane donna del popolo Khoekhoe, annotando il loro corteggiamento nei suoi scritti. Questi testi influenzarono i primi romanzi sudafricani incentrati sulle relazioni tra europei e donne africane. Il francese la chiamò Narina, che in lingua khoekhoe significa «fiore». In seguito descrisse una nuova specie di uccello e la chiamò in onore della donna amata: Apaloderma narina, conosciuta anche come trogone di Narina. François Levaillant è considerato un pioniere del genere del racconto di viaggio e un innovatore nello stile di viaggio noto come safari, anche se non fu lui a coniare il termine «safari». La parola deriva dallo swahili ed entrò in uso dopo la sua epoca. lo considerava un amico e volle lasciarne il nome alla storia.

Turaco delle banane orientale
Turaco delle banane orientale
Cuculo di Klaas
Cuculo di Klaas

Tra le nettarinie locali si possono citare la nettarinia variabile (Cinnyris venustus) e la nettarinia petto scarlatto (Chalcomitra senegalensis). Oltre al nettare, la loro dieta comprende vari insetti, ragni, locuste e bruchi. La natura, però, le ha modellate soprattutto per nutrirsi di nettare: il peso ridotto consente loro di passare leggere da un fiore all’altro, restando sospese davanti a quelli preferiti; i lunghi becchi ricurvi, con punte affilate, permettono di raggiungere il nettare anche perforando i petali, se necessario. Le lunghe lingue tubolari di questi piccoli uccelli sono specializzate per aspirarlo con facilità. Questo vale per tutte le nettarinie. Sull’isola vivono anche un paio di altre specie.

Nettarinia variabile
Nettarinia variabile
Nettarinia petto scarlatto
Nettarinia petto scarlatto

Il tessitore parassita, noto anche come fringuello cuculo (Anomalospiza imberbis), è un altro uccello interessante che si può incontrare qui. È diffuso in molte parti dell’Africa, ma fu scoperto e descritto per la prima volta proprio in Tanzania, sulla costa di fronte a Zanzibar. Viene chiamato tessitore parassita perché, come i cuculi, depone le uova nei nidi di altri uccelli. Tra le sue vittime ci sono spesso le prinie, piccoli uccelli della famiglia Cisticolidae. E queste vittime reagiscono? Le loro uova si sono evolute rapidamente, cambiando colorazione in modo che i genitori possano distinguerle da quelle del parassita di covata. Curiosamente, anche le uova dei fringuelli cuculo hanno iniziato ad adattarsi: gli uccelli parassiti depongono ora uova che assomigliano ai nuovi colori delle uova dell’ospite. È una sorta di affascinante corsa evolutiva osservata negli ultimi decenni.

Tessitore parassita. Foto di Phil Chaon
Tessitore parassita. Foto di Phil Chaon
Prinia fianchi fulvi (Prinia subflava) - una vittima del tessitore parassita
Prinia fianchi fulvi (Prinia subflava) - una vittima del tessitore parassita

Sulle isole del Parco Nazionale dell’Isola di Saanane si possono trovare molti altri uccelli interessanti, così come lungo l’intera riva tanzaniana del lago Vittoria. Un buon esempio è una località considerata da ebird.org tra i 15 migliori hotspot della Tanzania, con 400 specie di uccelli registrate: uno dei lodge vicino alla baia di Speke. La baia, tra l’altro, prende il nome da  John Speke fu un celebre esploratore inglese e instancabile viaggiatore in Africa. A metà del XIX secolo intraprese 3 spedizioni attraverso un continente allora ancora poco conosciuto dagli europei, alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Fu grazie alle sue imprese che l’Europa venne a conoscenza dei 3 Grandi Laghi africani e identificò la vera sorgente del Nilo: il lago Vittoria, insieme al suo fiume alimentatore, il Kagera. l’esploratore europeo che identificò il lago Vittoria come sorgente del Nilo.

Per quanto riguarda le altre località di birdwatching in Tanzania meno esplorate che abbiamo descritto in questo articolo, vale la pena considerare la scarsità di dati come un invito a raggiungere questi luoghi affascinanti, ricchi di vita avifaunistica, e a far parte dei primi osservatori sul campo.

Per chi desidera conoscere le aree più interessanti per il birdwatching in altre parti del Paese, consigliamo la lettura del nostro articolo panoramico «Tanzania: le 10 migliori località per il birdwatching».

Pubblicato il 8 Ottobre 2023 Aggiornato il 20 Maggio 2026
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Informazioni sull'autore
Yurii Bogorodskiy

Yuri, ricercatore e autore a tempo pieno per Altezza Travel, vive in Tanzania dal 2019. Ha esplorato molte delle sue destinazioni meno note, tra cui i Parchi Nazionali di Kitulo e Rubondo, il lago Vittoria, Zanzibar e numerosi siti storici, naturalistici e archeologici.

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