Sono passati più di 2 secoli dalla prima ascesa del Monte Bianco compiuta da Jacques Balmat fino allo straordinario «sprint» di Nirmal Purja tra le montagne più alte del pianeta. In questo arco di tempo il mondo è cambiato profondamente. Eppure, la spinta umana verso l’ignoto è rimasta la stessa. In questo articolo, la redazione di Altezza Travel racconta le storie di 11 alpinisti e scalatori fuori dal comune, uomini e donne che hanno spostato i limiti del possibile e riscritto la storia della montagna.
1. Jacques Balmat
Anni di vita: 1762–1834
Jacques Balmat, contadino e cacciatore del villaggio di Chamonix, è considerato una delle figure decisive nella storia dell’alpinismo. Fu il primo a scalare il Monte Bianco (4.807 m), aprendo di fatto l’era dell’alpinismo come disciplina sportiva.
Balmat, tuttavia, non affrontò quella spedizione da solo. Si unì al dottor Michel-Gabriel Paccard, interessato a studiare gli effetti dell’altitudine sul corpo umano. L’8 agosto 1786 raggiunsero la vetta.
Un quarto di secolo prima, nel 1760, il celebre geologo dell’epoca Horace-Bénédict de Saussure aveva promesso una ricompensa a chiunque fosse riuscito a trovare una via per conquistare il Monte Bianco. Un anno dopo il suo successo, Balmat accompagnò de Saussure sulla montagna, consolidando il proprio status di uno dei primi alpinisti professionisti. In seguito, però, Balmat e Paccard interruppero i rapporti: molte fonti sostengono che fu in realtà il medico a mettere per primo piede sulla vetta, mentre tutta la gloria della prima ascesa andò al suo compagno.
2. Sir Edmund Hillary
Anni di vita: 1919–2008
Il nome di Sir Edmund Hillary fece il giro del mondo a metà del XX secolo. Il neozelandese entrò nella storia come uno dei primi conquistatori dell’Everest, la montagna più alta del pianeta, nota anche come Jomolungma, Sagarmatha, «Tetto del mondo» e «Terzo Polo».
Nato ad Auckland nel 1919, Hillary si avvicinò presto all’alpinismo, ma compì la sua prima ascesa solo a 20 anni: il monte Olivier, alto 1.933 m.
Il suo percorso professionale iniziò dopo la Seconda guerra mondiale, tra le Alpi Meridionali della Nuova Zelanda e le Alpi europee. Nel 1949 scalò il monte Jungfrau, 4.158 m, e 2 anni più tardi, durante una spedizione neozelandese nell’Himalaya del Garhwal, conquistò 5 vette oltre i 6.000 m. Quei risultati gli valsero un posto nella spedizione britannica di ricognizione all’Everest guidata da Eric Shipton nel 1951 e, successivamente, in una spedizione simile diretta da John Hunt, quella che avrebbe definito il suo destino.
Le leggende del «Terzo Polo»
Alla spedizione di Hunt parteciparono circa 400 persone, compresi gli sherpa, portatori e guide locali. All’epoca, solo 4 alpinisti erano pronti a tentare l’ascesa al punto più alto del mondo: 8.848 m.
Charles Evans e Thomas Bourdillon furono i primi ad assaltare la vetta, ma arrivarono soltanto alla Cima Sud. La seconda e ultima possibilità, con i monsoni in avvicinamento e l’ossigeno limitato, toccò a Edmund Hillary e allo sherpa Tenzing Norgay. Furono loro i primi uomini nella storia a conquistare l’Everest.
«Non è la montagna che conquistiamo, ma noi stessi.» - Edmund Hillary
La vita dopo l’Everest
Sir Edmund Hillary dedicò la vita all’alpinismo, all’esplorazione – guidò persino una spedizione al Polo Sud – e all’impegno umanitario. Nel 1960 fondò l’Himalayan Trust, che costruì più di 30 scuole, ospedali e ponti nelle aree remote del Nepal per migliorare la vita del popolo sherpa. Morì l’11 gennaio 2008, all’età di 88 anni. The Guardian lo definì «uno dei più grandi avventurieri del XX secolo».
3. Reinhold Messner
Anni di vita: 1944 – oggi
L’alpinista italiano Reinhold Messner, originario dell’Alto Adige, è considerato uno dei più grandi alpinisti della storia. A 20 anni aveva già completato oltre 500 ascese nelle Dolomiti.
Messner rivoluzionò l’alpinismo himalayano con il suo «stile alpino»: attrezzatura ridotta al minimo, niente ossigeno in bombola e nessun supporto da parte dei portatori. Tra le sue molte imprese pionieristiche figurano la prima salita della parete Rupal del Nanga Parbat nel 1970 e la prima ascesa in solitaria dell’Everest senza ossigeno supplementare nel 1980. Fu anche la prima persona a raggiungere la vetta di tutti i 14 ottomila del mondo.
«L’arrampicata è soprattutto libertà: la libertà di andare oltre tutte le regole e correre un rischio, di scoprire qualcosa di nuovo, di comprendere meglio la natura umana.» - Reinhold Messner
Dopo aver conquistato le montagne più alte e più pericolose del mondo, continuò a cercare nuove sfide, attraversando l’Antartide, la Groenlandia, il deserto del Gobi e raggiungendo persino il Polo Nord e il Polo Sud.
L’eredità di Messner
Nel corso della sua vita Reinhold Messner ha scritto oltre 70 libri, ha creato la rete dei Messner Mountain Museum, dedicata alla storia dell’alpinismo, e si è impegnato in attività politiche e sociali per promuovere la tutela degli ecosistemi montani. Soprattutto, ha cambiato la percezione delle capacità umane, fisiche e mentali, ispirando generazioni di alpinisti.
4. Junko Tabei
Anni di vita: 1939–2016
Junko Tabei compare in quasi tutti gli elenchi dei migliori alpinisti del mondo. Nata nel 1939 nella prefettura di Fukushima, compì la sua prima scalata a 10 anni sul monte Nasu, alto 1.916 m. Dopo l’università fondò il Women’s Mountaineering Club, il primo in Giappone. In quel periodo gli uomini non prendevano sul serio le donne alpiniste, e lei voleva dimostrare che si sbagliavano.
«Sfido me stessa»
Nel 1975 Junko guidò una spedizione giapponese interamente femminile all’Everest. Durante la salita, la sua squadra fu investita da una valanga, ma lei rifiutò di rinunciare all’ascesa nonostante le forti obiezioni. La sua determinazione venne premiata quando raggiunse la vetta, completando la prima ascesa femminile del monte Everest nella storia. Nel 1992 aveva completato la sfida delle Seven Summits, diventando la prima donna a scalare la cima più alta di ogni continente.
«È perché amo le montagne. Amo andare ovunque non sia mai stata prima. Per questo sto sfidando me stessa a scalare tutte le vette più alte di tutti i paesi del mondo. Ora ho 76 anni e ho scalato le cime più alte di 76 paesi. Sto combattendo contro il cancro, ma vorrei continuare per la mia strada e scalare montagne.» - Junko Tabei nella sua ultima intervista a Outside magazine.
Oltre ai risultati alpinistici, Tabei fu una convinta sostenitrice della tutela ambientale. Organizzò spedizioni di pulizia sull’Everest e conseguì una laurea in scienze ambientali, tenendo conferenze per sensibilizzare sulla protezione degli ecosistemi montani.
Morì il 20 ottobre 2016, dopo una lunga malattia, all’età di 77 anni.
5. Jerzy Kukuczka
Anni di vita: 1948–1989
Jerzy Kukuczka, uno dei più leggendari alpinisti polacchi, fu la seconda persona nella storia, dopo Reinhold Messner, a scalare tutti i 14 ottomila. In modo straordinario, aprì vie nuove, mai percorse prima, su 10 di essi.
Il suo primo ottomila fu il Lhotse, 8.501 m, di cui raggiunse la vetta nel 1979. L’anno successivo salì sull’Everest, l’unica occasione in cui utilizzò ossigeno supplementare. Poco dopo conquistò il Makalu, 8.485 m, il Dhaulagiri, 8.167 m, e il Cho Oyu, 8.021 m. Fu il primo a raggiungere la vetta degli ultimi 2 in inverno.
Kukuczka fu un convinto interprete dell’arrampicata in stile alpino. Tragicamente, la sua ultima scalata avvenne ancora sul Lhotse. Nel 1989, mentre tentava l’ascesa lungo la parete sud, ancora oggi considerata una delle vie tecnicamente più impegnative, scivolò su un tratto ghiacciato a circa 8.300 m e precipitò dopo la rottura della corda di sicurezza.
Il suo corpo non fu mai recuperato. Gli alpinisti che parteciparono alle ricerche dichiararono di averlo deposto in un crepaccio del ghiacciaio; diversamente sarebbe stato classificato come disperso, complicando per la famiglia la possibilità di richiedere i benefici previsti.
6. Alex Honnold
Anni di vita: 1985 – oggi
Le ascese estreme in free solo di Alex Honnold, su pareti imponenti e senza corda, lo hanno reso una leggenda vivente e uno degli arrampicatori più famosi del nostro tempo. Nato nel 1985 a Sacramento, in una famiglia di insegnanti, iniziò ad arrampicare a 11 anni. Dopo il liceo si iscrisse all’Università della California, ma la lasciò presto per dedicarsi interamente alla sua passione.
Una delle imprese più notevoli di Honnold arrivò nel 2017, quando scalò la via Freerider su El Capitan. Divenne la prima persona nella storia a salire da sola e senza corda di sicurezza la parete verticale di granito, alta quasi 900 m. La prima salita in libera gli richiese circa 4 ore. Per confronto, la prima ascensione di questa via nel 1958 durò 45 giorni, mentre oggi gli scalatori impiegano di solito da 3 a 5 giorni.
Nel 2018 National Geographic ha distribuito il documentario Free Solo, vincitore di un Oscar. Il film racconta in profondità la preparazione di Honnold e la sua storica ascesa in free solo di El Capitan.
Ha viaggiato in tutto il mondo e ha portato a termine spedizioni in Antartide, Sud America, Groenlandia e in altre regioni. È noto anche per il suo stile di vita minimalista: per molti anni ha vissuto in un van, attraversando gli Stati Uniti alla ricerca di nuove vie di arrampicata. Oggi vive a Las Vegas con la moglie e le 2 figlie. Oltre all’arrampicata, segue attivamente lo sviluppo della sua fondazione, che assegna finanziamenti a organizzazioni impegnate ad ampliare l’accesso all’energia solare nel mondo.
La biografia sul suo sito ufficiale si apre con questa frase: «Più persone cammineranno sulla Luna di quante faranno ciò che ha fatto Alex Honnold». Ed è difficile dissentire.
7. Lynn Hill
Anni di vita: 1961 – oggi
L’arrampicatrice statunitense Lynn Hill è una vera icona del mondo dell’arrampicata. Ha infranto stereotipi di genere e ridefinito ciò che era ritenuto possibile in questa disciplina. Nata a Detroit, trascorse l’infanzia nella California meridionale, dove si appassionò all’arrampicata a 14 anni.
Hill vinse oltre 30 titoli durante la carriera agonistica, incluse 5 vittorie nella prestigiosa competizione Rock Master. Nel 1992 si ritirò dalle gare per concentrarsi interamente sull’arrampicata tradizionale su terreno naturale.
La vita nel mondo verticale
Nel 1993 Lynn divenne la prima persona nella storia a la via The Nose su El Capitan, valutata 5.13. Un anno più tardi stabilì un altro primato, completando l’ascesa nel tempo record di 23 ore.
Oggi Hill è mentore e istruttrice: tiene workshop e trasmette la sua vasta esperienza alle nuove generazioni di arrampicatori. È anche autrice dell’autobiografia Free Climbing: My Life in the Vertical World.
8. Ueli Steck
Anni di vita: 1976–2017
Ueli Steck fu un alpinista svizzero celebre per le ascese di velocità e per la padronanza delle vie alpine estreme. Nato a Langnau im Emmental, in Svizzera, si appassionò all’alpinismo da bambino e raggiunse la vetta del Wildhorn, 3.248 m, all’età di 12 anni.
A 18 anni Steck scalò una delle montagne più pericolose del mondo – l’Eiger, 3.967 m – lungo la famigerata parete nord. Negli anni continuò a spostare i propri limiti, battendo i suoi stessi record e fissando nuovi standard per gli alpinisti di tutto il mondo.
Tra le imprese più notevoli di Steck figurano:
- La prima ascesa della parete nord del Gasherbrum II (7.772 m)
- La prima ascesa in solitaria della parete sud dell’Annapurna (8.091 m)
- La salita di tutte le 82 vette alpine oltre i 4.000 m in soli 61 giorni
- La prima ascesa della parete nord del Tengkampoche (6.500 m)
9. Nirmal “Nims” Purja
Anni di vita: 1983 – oggi
Nirmal “Nims” Purja è un alpinista nepalese ed ex operatore delle Forze Speciali britanniche. Unendo disciplina militare e passione incrollabile per l’alta quota, ha ridefinito i confini della resistenza e della velocità nell’alpinismo.
Project Possible
L’impresa più audace di Nims, Project Possible, scosse la comunità alpinistica mondiale. Partì con l’obiettivo di raggiungere la vetta di tutte le 14 montagne oltre gli 8.000 m in un tempo record: 6 mesi e 6 giorni. Nonostante le difficoltà finanziarie e la partecipazione a 2 soccorsi in alta quota lungo il percorso, portò a termine ciò che fino ad allora aveva richiesto anni agli alpinisti.
Partito il 23 aprile 2019 con la scalata dell’Annapurna, 8.091 m, e completata la sfida il 29 ottobre con l’ascesa dello Shishapangma, 8.027 m, Nims non perse tempo e annunciò subito il suo successivo, audace obiettivo. A novembre puntò a entrare di nuovo nella storia: questa volta con la prima ascesa invernale del K2, un traguardo sfuggito agli alpinisti nonostante numerosi tentativi.
Il K2, seconda vetta più alta del mondo con i suoi 8.614 m, è considerato tecnicamente molto più impegnativo dell’Everest. Il 16 gennaio 2021 Purja, insieme alla sua squadra interamente nepalese, raggiunse trionfalmente la cima. In un potente simbolo di unità, completarono gli ultimi passi verso la vetta mano nella mano, mostrando al mondo che gli alpinisti nepalesi non sono soltanto guide d’élite e sherpa, ma anche alpinisti di livello mondiale a pieno titolo.
Nell’ottobre 2024 il nome di Nims tornò ancora una volta sulle prime pagine, per 2 volte. Ripeté l’impresa di raggiungere la vetta di tutti i 14 ottomila, questa volta senza ossigeno supplementare. Completando la sfida in soli 2 anni e 5 mesi, stabilì un nuovo record mondiale. Inoltre, il 21 ottobre completò la sfida delle Seven Summits, diventando l’unica persona nella storia ad aver conquistato le montagne più alte di ogni continente e tutte le vette più alte del mondo, sia con sia senza ossigeno in bombola.
10. Chris Sharma
Anni di vita: 1981 – oggi
L’arrampicatore statunitense Chris Sharma è stato più volte riconosciuto come uno dei più forti al mondo, grazie alle sue prime ascese su vie considerate in precedenza impossibili. Nato in California, scoprì l’arrampicata a 12 anni e, a 15, aveva già completato la sua prima salita di grado 5.14c.
Tra le imprese più notevoli di Sharma figurano:
- Realization (2001): la prima via 5.15a al mondo, in Francia, diventata un riferimento per le generazioni successive.
- Es Pontas (2006): una salita in deep-water solo, cioè arrampicata sopra l’acqua senza corda, a Maiorca; considerata una delle vie più difficili del mondo, con grado 5.15a.
- Jumbo Love (2008): una via 5.15b in California, un tempo ritenuta la scalata più difficile esistente.
- La Dura Dura (2013): per anni è stata considerata l’ascesa più impegnativa della storia, con grado 5.15c.
Oggi Sharma vive a Barcellona con la famiglia e continua ad arrampicare. Possiede anche palestre di arrampicata in California e in Spagna. Nel 2023 ha lanciato The Climb, una serie uscita su HBO Max.
11. Adam Ondra
Anni di vita: 1993 – oggi
L’arrampicatore ceco Adam Ondra è ampiamente considerato uno degli atleti più forti e talentuosi dell’arrampicata moderna. Iniziò ad arrampicare a 6 anni e, a 13, completava già vie di grado 5.14d.
Entrò nella storia come la prima persona a conquistare la difficilissima via Change, valutata 5.15c, nel 2012, seguita da Silence, la prima via 5.15d mai realizzata, nel 2017. Quest’ultima è una parete strapiombante di 45 m all’interno di una grotta di granito in Norvegia, che in precedenza era stata ritenuta impossibile da scalare. Ancora oggi nessun altro è riuscito a ripeterla.
Adam Ondra vanta inoltre numerose vittorie ai Campionati mondiali, ai Campionati europei e nella prestigiosa competizione Rock Master.
Le storie e le imprese di Ondra e di centinaia di altri alpinisti continuano a ispirare persone in tutto il mondo. Ciascuno di loro – da Jacques Balmat a Sir Edmund Hillary e Adam Ondra – ha dimostrato con il proprio esempio che per l’essere umano nulla è impossibile. Le montagne e le vie che hanno salito restano fuori dalla portata della maggior parte delle persone. Eppure, entrare nel mondo degli alpinisti e misurarsi con i propri limiti è possibile per tutti.
Il Kilimangiaro è una delle celebri Seven Summits e detiene il titolo di montagna isolata più alta della Terra. Tuttavia, per scalare il Kilimangiaro non servono attrezzatura alpinistica specialistica né preparazione professionale. Sono sufficienti una forma fisica media e la determinazione necessaria per raggiungere i 5.895 m sul livello del mare. Secondo le stime di Altezza Travel, il 97% dei nostri viaggiatori raggiunge con successo Uhuru Peak.
Tutti i contenuti di Altezza Travel sono realizzati con il contributo di esperti e una ricerca accurata, in linea con la nostra Politica editoriale.
Vuoi saperne di più sui viaggi in Tanzania?
Contatta il nostro team! Abbiamo esplorato tutte le principali destinazioni della Tanzania. I nostri consulenti di viaggio con base nella regione del Kilimangiaro sono pronti a condividere consigli e ad aiutarti a costruire un viaggio che resti nella memoria.
