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Roccia di Nasera nel Ngorongoro

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La Tanzania La Tanzania

Nasera è una formazione rocciosa particolare nel nord della Tanzania, isolata nella savana. Queste colline rocciose solitarie sono chiamate inselberg: restano in piedi dopo che i rilievi circostanti sono stati erosi dal tempo. Forse l’esempio più celebre al mondo di questo tipo di formazione è Uluru, la roccia ovale che si erge al centro dell’Australia.

La Roccia di Nasera si trova nella protetta Area di Conservazione del Ngorongoro. Il sito è interessante anche per la scoperta di un insediamento dell’Età della pietra. Nelle vicinanze si trovano inoltre la famosa Gola di Olduvai, conosciuta come la «Culla dell’umanità», e il sito di Laetoli, dove gli archeologi hanno rinvenuto impronte lasciate da antichi antenati dell’uomo.

Dove si trova la Roccia di Nasera?

La Roccia di Nasera si trova 27 km a nord della Gola di Olduvai, nel cuore delle pianure di Angata Kiti. Poco distante si estende la catena dei monti Gol, che non supera i 1.000 metri di quota. Nasera sorge nella parte sud-occidentale di questi rilievi, all’interno dell’Area di Conservazione del Ngorongoro, in Tanzania.

La Roccia di Nasera si può visitare durante un viaggio safari che include il cratere del Ngorongoro. Il nostro itinerario safari «Kongoni» di 5 giorni, per esempio, attraversa Tarangire, Ngorongoro e Serengeti e include questa tappa. È una destinazione interessante per chi ama le formazioni naturali insolite, i siti archeologici e l’osservazione dell’avifauna: molte specie di uccelli nidificano tra gli alberi che circondano la roccia.

Intorno alla Roccia di Nasera vivono babbuini e antilopi saltarupe. Durante la stagione delle piogge, gnu, gazzelle di Thomson e zebre attraversano l’area in migrazione, attirando leoni e iene. Le procavie delle rocce e le lucertole si osservano spesso mentre si scaldano sulle pietre. I grandi raduni di animali, tuttavia, sono rari, soprattutto nella stagione secca, da giugno a novembre.

Che cos’è la Roccia di Nasera?

La Roccia di Nasera è una collina granitica alta 50 metri. Fa parte dei monti Gol, che si innalzano sopra le pianure di Sale, ma si distingue come formazione isolata. La sua superficie rocciosa è coperta solo in parte da erba e bassi arbusti; pochi piccoli alberi riescono a mettere radici su un solo lato della collina.

Formazioni di questo tipo sono chiamate inselberg o monadnock. Si tratta di masse di roccia dura rimaste dopo l’erosione dei materiali più teneri circostanti. I versanti ripidi rendono spesso la salita impegnativa e attirano chi cerca un’ascesa naturale su roccia. La Roccia di Nasera, tuttavia, è relativamente facile da salire, soprattutto dal versante sud-orientale, più dolce e graduale.

Formazioni rocciose simili sono comuni nelle savane e nei deserti, come il Sahara. In Sudafrica e nel Serengeti della Tanzania, strutture analoghe sono chiamate kopjes, pronunciate «kop-iz»: i leoni vi si riposano spesso, osservando il territorio circostante. I kopjes sono spesso composti da massi sovrapposti, più che da un’unica massa rocciosa. La Roccia di Nasera, invece, è un blocco compatto di pietra, e per questo il termine inselberg è più preciso.

Il nome Nasera deriva dalla parola masai «naasira», che significa striato, dipinto o decorato. Le pianure del Ngorongoro sono ancora abitate dai Masai, e molti toponimi locali hanno origine nella loro lingua. La superficie della roccia presenta striature naturali; il nome potrebbe anche riferirsi alle antiche pitture rupestri rinvenute in un riparo preistorico, un tempo utilizzato da primati antichi.

Il sito archeologico della Roccia di Nasera

Il primo scavo alla Roccia di Nasera fu condotto nel 1932 dal celebre archeologo Louis Leakey. Più tardi, nel 1975–76, l’archeologo Michael Mehlman guidò scavi più approfonditi, portando alla luce un’ampia raccolta di risorse archeologiche e reperti. Queste scoperte hanno permesso di comprendere meglio la Media e la Tarda Età della Pietra, oltre alla transizione tra le 2 fasi.

Nei pressi della roccia gli archeologi hanno trovato migliaia di strumenti in pietra, punte di lancia e di freccia, frammenti ossei e cocci di ceramica. Il sito archeologico di Nasera è particolare: è l’unico sito di scavo dell’Africa orientale a coprire un arco di 50.000 anni, rivelando nel tempo i cambiamenti delle popolazioni umane e animali.

I reperti della Roccia di Nasera risalgono a 50.000–73.000 anni fa, in un arco che va dal Paleolitico medio al Neolitico. Tra i manufatti litici più antichi figurano punte di lancia e di dardo in selce e ossidiana. Sebbene le pitture rupestri di Nasera siano mal conservate, si distinguono ancora tracce di pigmento rosso ocra.

Per osservare arte rupestre meglio conservata, consigliamo i siti di arte rupestre di Kondoa, nella Tanzania centrale, in particolare a Kolo, a sud dei Parchi Nazionali del Lago Manyara e del Tarangire.

Che cosa si trova vicino alla Roccia di Nasera?

Nei pressi della Roccia di Nasera si trovano diversi importanti siti storici e naturali. Ecco alcuni tra i più significativi:

Gola di Olduvai

La Gola di Olduvai è uno dei siti archeologici più celebri e importanti al mondo. Qui gli scienziati hanno trovato strumenti in pietra e resti di antichi antenati dell’uomo, in particolare ossa fossilizzate di Homo habilis e Paranthropus boisei, datate a circa 1,8 milioni di anni fa. Queste scoperte hanno aiutato a comprendere come vivevano i primi esseri umani, come si sono sviluppati, come hanno imparato a camminare su 2 gambe e a creare strumenti sempre più sofisticati. Per questo Olduvai è chiamata la «Culla dell’umanità».

La famiglia Leakey – Louis e Mary Leakey, insieme al figlio Richard Leakey – ebbe un ruolo centrale in queste scoperte, anche se altri scienziati hanno lavorato nel sito. Alcuni edifici restaurati del campo di ricerca di Mary Leakey ospitano oggi un museo, dove si può vedere come gli archeologi vivevano sul campo per oltre 30 anni. Il museo custodisce una collezione di reperti, comprese cassette di ossa ancora da studiare. Gli archeologi continuano a visitare il sito per approfondire la ricerca su queste antiche scoperte.

Duna mobile

A pochi chilometri dalla Gola di Olduvai si trova una curiosa duna in movimento. Questa formazione sabbiosa, lunga circa 100 metri e alta 5 metri, avanza lentamente verso ovest a un ritmo costante. Il suo spostamento è di circa 100 metri ogni 6 anni. Gli scienziati hanno segnato il percorso della duna con paletti datati, che oggi formano una linea visibile protesa verso l’orizzonte, con indicatori distanti 17 metri l’uno dall’altro. La duna mantiene la propria direzione, senza mai deviare dalla traiettoria.

È interessante notare che la duna conserva la sua forma nonostante il movimento continuo. Questo dipende dalla composizione della sabbia, proveniente dal vicino vulcano Ol Doinyo Lengai. La sabbia contiene particelle magnetiche, che aiutano la duna a rimanere compatta anche mentre il vento trasporta i granelli verso ovest. Si può salire sulla duna.

Gola di Olkarien

Circa 90 km a nord della Gola di Olduvai si apre la Gola di Olkarien, un canyon straordinariamente stretto, formato dall’erosione della roccia vulcanica. Anche se la gola è lunga solo 8 km, è nota per i suoi paesaggi scenografici, capaci di lasciare un’impressione profonda nei visitatori.

Quest’area è abitata dai Masai, che tradizionalmente utilizzano le pianure circostanti per il pascolo del bestiame. La gola stessa è diventata un sito di nidificazione per grandi rapaci, in particolare avvoltoi, che si stabiliscono qui tra marzo e giugno.

È possibile percorrere a piedi la Gola di Olkarien, una tappa affascinante che aggiunge varietà a un safari nel nord della Tanzania.

Laetoli

A circa 45 km a sud della Gola di Olduvai, Laetoli è il sito in cui Mary Leakey scoprì impronte fossilizzate di antichi primati. Queste impronte, risalenti a 3,7 milioni di anni fa, appartengono a creature considerate antenate degli esseri umani moderni, dei gorilla e degli scimpanzé. Al momento della scoperta, erano la più antica prova conosciuta di locomozione bipede, cioè del camminare su 2 piedi, negli ominini arcaici.

Le impronte appartengono a 2 adulti e a un bambino e si sono conservate in condizioni straordinarie. La regione non ebbe mai foreste dense: quando un’eruzione vulcanica coprì il terreno di cenere, questa si indurì creando una superficie perfetta per registrare le impronte. I primati attraversarono l’area e, in seguito, nuovi strati di cenere vulcanica coprirono e preservarono le loro tracce, mantenendole intatte per milioni di anni.

Cratere del Ngorongoro, lago Natron e Serengeti

Non lontano dalla Roccia di Nasera e dalla Gola di Olduvai si trovano i crateri di antichi vulcani collassati, che richiamano numerosi visitatori. Tra questi figurano i crateri Empakaai e Olmoti, ma il più famoso resta il cratere del Ngorongoro. Ospita una concentrazione straordinaria di fauna selvatica ed è uno dei luoghi migliori della Tanzania per osservare gli animali nel loro habitat naturale.

Nelle vicinanze si trova il lago Natron, il più grande sito di nidificazione al mondo per i fenicotteri. Le acque del lago sono fortemente alcaline, inospitali per la maggior parte degli animali, ma perfettamente sicure per i fenicotteri.

Infine, il Parco Nazionale del Serengeti si trova vicino all’Area di Conservazione del Ngorongoro. Il Serengeti è il tesoro naturale più celebre della Tanzania e Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, teatro della Grande Migrazione degli gnu. Durante la Grande Migrazione, milioni di gnu, zebre e gazzelle percorrono grandi distanze e attraversano fiumi popolati da coccodrilli alla ricerca di pascoli freschi.

Il Serengeti e il cratere del Ngorongoro sono entrambi tappe imprescindibili, a cui vale la pena dedicare diversi giorni. Saranno probabilmente tra i momenti principali del tuo viaggio. Se vuoi dare maggiore varietà al tuo safari, considera anche la Roccia di Nasera, la Gola di Olduvai e gli altri siti affascinanti della Tanzania citati qui.

Pubblicato il 25 Marzo 2025 Aggiornato il 26 Maggio 2026
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Informazioni sull'autore
Yurii Bogorodskiy

Yuri, ricercatore e autore a tempo pieno per Altezza Travel, vive in Tanzania dal 2019. Ha esplorato molte delle sue destinazioni meno note, tra cui i Parchi Nazionali di Kitulo e Rubondo, il lago Vittoria, Zanzibar e numerosi siti storici, naturalistici e archeologici.

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