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Diario di viaggio: scalata dell'Ol Doinyo Lengai

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Tempo di lettura: 5 min.
Scalate Scalate

Scalare un vulcano attivo nel cuore della Tanzania

Abbiamo iniziato la nostra spedizione con Altezza Travel con un magnifico safari nel Serengeti. Dopo il safari in 4x4, invece di riposarci abbiamo scelto di scalare un vulcano attivo. Lo straordinario vulcano Ol Doinyo Lengai si trova nell’area del lago Natron. Il suo nome significa «La Montagna di Dio» nella lingua locale dei Masai. Altezza Travel ha organizzato il trasferimento e la sistemazione al lago Natron, curando anche tutti i dettagli necessari per permetterci di affrontare la scalata in sicurezza.

Abbiamo soggiornato al Lengai Lodge: una sistemazione semplice e piuttosto spartana, ma con una vista spettacolare. Nell’area del lago Natron la scelta di strutture è in generale limitata, e le opzioni tra lodge e hotel di fascia alta sono pochissime. Questa località remota custodisce la bellezza di una natura essenziale, pura e poco alterata, ma senza i comfort delle zone più sviluppate.

Siamo arrivati presto e avevamo il pomeriggio per riposare. Io e il mio compagno di viaggio abbiamo deciso di sgranchirci le gambe con una breve escursione alla cascata di Ngare Sero. Abbiamo visitato anche la riva del lago Natron, tinta di rosa da migliaia di fenicotteri. È un’area fuori dalle rotte più battute, che conserva una bellezza aspra e autentica. Non è raro vedere giraffe nascoste tra i boschetti di acacie o zebre muoversi sulle distese fangose intorno al lago.

Il lago Natron non è solo un luogo di grande fascino naturale: ospita anche una numerosa comunità Masai. I Masai sono un popolo ben conosciuto, originario della Tanzania e del Kenya, che mantiene ancora uno stile di vita tradizionale. Il mio compagno di viaggio, Dmitry, nutre un interesse particolare per la cultura Masai, tanto da mettersi alla prova scalando l’Ol Doinyo Lengai con l’abbigliamento tradizionale Masai.

Era vestito in perfetto stile Masai: una sorta di mantello formato da 2 teli chiamati «shuka»; sandali ricavati da pneumatici riciclati; un piccolo machete; un bastone da cammino; e una cintura. A quanto pare, è tutto ciò che serve per una scalata riuscita.

La scalata si svolge di notte, e i gruppi iniziano il cammino verso la cima della Montagna di Dio nel buio. Camminare di notte è qualcosa di particolare: davanti agli scarponi si vedono solo pochi metri, illuminati dalla luce della frontale.

Il percorso è cominciato alla base dell’Ol Doinyo Lengai, già a 1.100 metri di altitudine. Io ero preparato con strati termici e una giacca pesante, mentre Dmitry, naturalmente, indossava soltanto l’abito tradizionale Masai. Avevamo entrambi le lampade frontali, indispensabili per un’escursione notturna. L’altezza complessiva del vulcano è di poco inferiore ai 3.000 metri; per raggiungere il cratere in cima ci aspettava quindi un dislivello di quasi 2.000 metri, per la maggior parte nel buio, con la sola luce delle nostre frontali.

Man mano che la pendenza aumentava, Dmitry ha iniziato a fare più fatica. Uno dei suoi sandali di gomma si era rotto e procedeva solo con i calzini. Il vento tirava, sotto il telo «shuka» non aveva nulla che lo tenesse al caldo, ma ha continuato ad avanzare.

Abbiamo colto la prima luce dell’alba a circa 2.600 metri e ci siamo voltati per un attimo: sotto di noi si apriva una veduta davvero straordinaria.

Con la visibilità ormai migliore riuscivo a distinguere un torrione roccioso più avanti: era il nostro obiettivo. Sembrava però un miraggio, perché per quanti passi facessi non riuscivo ad avvicinarmi a quella grande massa di roccia.

Questo tratto della scalata è il più impegnativo, per la pendenza estrema e la cenere vulcanica scivolosa. Sono abituato a scalare montagne e non uso bastoncini da trekking, eppure in alcuni punti ho dovuto procedere a 4 zampe. Mi sono affidato alla tecnica dello scrambling e, in certi passaggi, sono avanzato su mani e ginocchia.

Avvicinandoci al cratere, l’odore sgradevole di zolfo è diventato più intenso. Si tratta di gas fumarolici, emessi da aperture vicino al cratere: un segnale chiaro che la meta era ormai vicina. Come su tutti i vulcani attivi, è importante ricordare che intorno viene rilasciato diossido di carbonio. Durante la nostra scalata il vento è stato costante e lo ha disperso in modo sicuro, ma chi sale deve prestare attenzione in eventuali avvallamenti o gole che bloccano il flusso d’aria.

Finalmente abbiamo raggiunto la vetta. Giusto in tempo per un’alba magnifica e una vista diversa da ogni altra. Ci siamo fermati a osservare la notevole caldera sulla sommità dell’Ol Doinyo Lengai. Gli escursionisti possono attraversare fino alla caldera vera e propria, ma è necessario muoversi con cautela: è composta di cenere e si ritiene che prima o poi possa collassare.

La vista dalla cima vale assolutamente la fatica della ripida salita. La vetta regala panorami vastissimi su paesaggi spettacolari, una prospettiva dall’alto sull’intera regione del lago Natron, con il mormorio della lava in sottofondo.

Forse la parte più difficile dell’Ol Doinyo Lengai è la discesa. Dopo il trekking notturno verso la cima eravamo stanchi e sognavamo una doccia calda, ma le gambe affaticate ci costringevano a procedere lentamente. La stessa pendenza che in salita mi aveva obbligato allo scrambling, in discesa metteva alla prova l’equilibrio.

Controllavamo continuamente gli altimetri, calcolando quanto mancasse per raggiungere la base e concederci il meritato riposo. Alla fine siamo scesi tutti in sicurezza. La scalata ci ha richiesto 9 ore, ma credo che la sfida dell’abbigliamento Masai di Dmitri ci abbia rallentati. Sono certo che chi è in buona condizione fisica possa completarla in 6 o 7 ore.

Da quando abbiamo raggiunto la vetta della Montagna di Dio, abbiamo stabilito una tradizione: ogni nuovo membro del nostro team deve scalare l’Ol Doinyo Lengai senza assistenza, prima di una scalata del Kilimangiaro. Non c’è altra via se non con le proprie forze. Mettiti alla prova su un vulcano attivo in Tanzania, insieme ad Altezza Travel.

Pubblicato il 13 Novembre 2023
Standard editoriali

Tutti i contenuti di Altezza Travel sono realizzati con il contributo di esperti e una ricerca accurata, in linea con la nostra Politica editoriale.

Informazioni sull'autore
Dmitriy Andreichuk

Dmitry, nato in Ucraina, vive in Tanzania dal 2014. Oltre a una vasta esperienza personale nella scalata del Kilimangiaro e di altri vulcani della Tanzania, ha organizzato spedizioni di alto profilo per RedBull, Wings of Kilimanjaro, Nimsdai e altri atleti e organizzazioni di rilievo.

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