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Dodoma, la capitale celata nella savana

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La Tanzania La Tanzania

Dodoma è una città singolare: è la capitale di un grande paese molto amato dai viaggiatori, la Tanzania, eppure resta sorprendentemente poco conosciuta ed esplorata. La città e l’omonima regione, però, custodiscono motivi di interesse notevoli: testimonianze di epoche storiche diverse e luoghi di grande bellezza naturale attendono chi è pronto a uscire dai percorsi più battuti. Ma qual è davvero la capitale della Tanzania? Qual è la storia di Dodoma? Dove si trova? Che tipo di città è, e che cosa si può vedere a Dodoma e nei suoi dintorni? Nelle righe che seguono si trovano risposte a queste domande e molto altro.

Qual è dunque la capitale della Tanzania: Dodoma o Dar es Salaam?

La Tanzania moderna, come la conosciamo dalla sua Il Tanganyika, ex colonia britannica corrispondente in gran parte all’attuale Tanzania continentale, ottenne l’indipendenza dal Regno Unito nel 1961; poco più di 2 anni dopo, in seguito alla rivoluzione, vi si unirono le isole di Zanzibar, liberate dal dominio del sultano filo-omanita. Nel 1964 nacque così la Repubblica Unita di Tanzania, ovvero la Tanzania moderna. fu inizialmente governata da Dar es Salaam per oltre 3 decenni: questa città costiera da milioni di abitanti rimase capitale per 32 anni. Dal 1996 Dodoma è considerata la capitale ufficiale della repubblica. In molti aspetti, tuttavia, si tratta ancora di una funzione soprattutto nominale: la maggior parte degli uffici governativi, le sedi delle banche e delle principali aziende nazionali, così come tutte le ambasciate, restano tuttora a Dar es Salaam.

Forse l’esempio più noto al mondo di capitale designata in modo «artificiale» è Canberra, in Australia. E ancora oggi molte persone sono convinte che la capitale australiana sia Sydney. Anche chi visita la Tanzania spesso scopre con sorpresa che Dar es Salaam non è la capitale del paese: lo è, appunto, Dodoma. Le 2 capitali, quella tanzaniana e quella australiana, hanno popolazioni paragonabili, anche se Canberra ha avuto mezzo secolo in più per consolidare il proprio ruolo.

Se si confronta Dodoma con le capitali di altri paesi africani vicini, emergono percorsi di sviluppo simili: Lilongwe, capitale del Malawi; Abuja, capitale della Nigeria; Nouakchott, capitale della Mauritania; e Gaborone, capitale del Botswana. Anche questi paesi ottennero l’indipendenza negli anni Sessanta, e il trasferimento della capitale segnò l’inizio di una nuova fase nella vita delle loro popolazioni. In Tanzania, il processo si è protratto per decenni e continua ancora oggi, pur partendo da un’idea molto simile a quella dei paesi vicini. Che cosa non ha funzionato, e perché? Lo vedremo più avanti; prima, però, conviene conoscere meglio la città.

Che tipo di città è Dodoma?

Dodoma è una città relativamente piccola: secondo i dati più recenti disponibili, risalenti al censimento del 2012, conta 410.000  abitanti stabili. Trasmette l’impressione di una città luminosa e raccolta, costruita secondo un disegno urbano ragionato. Non c’è accumulo di edifici alti; al contrario, si può dire che la capitale della Tanzania si inserisca con armonia nel paesaggio naturale della savana e delle colline circostanti.

La città è attraversata da 2 strade regionali, una lungo l’asse nord-sud e l’altra lungo l’asse est-ovest. Dodoma risulta così suddivisa in 4 settori, ciascuno progettato con cura e articolato in quartieri. La pianificazione della nuova capitale fu affrontata con tale attenzione che il masterplan venne elaborato 2 volte, con la partecipazione di società internazionali al concorso, e l’approvazione del progetto definitivo richiese infine più di 10 anni.

Le strade di Dodoma sono piacevoli da percorrere a piedi: esistono marciapiedi pedonali, un elemento tutt’altro che scontato nella pianificazione urbana tradizionale della Tanzania. La città fu inoltre concepita fin dall’inizio come una capitale moderna, con servizi per i ciclisti e collegamenti in autobus funzionali. Circolano anche i tradizionali dala dala, minibus che operano come navette, e i bajaji, popolari taxi coperti a 3 ruote.

L’edificio più alto della capitale è l’Anglican Tower, un palazzo di 14 piani che raggiunge i 54 metri. Oltre a questo, Dodoma conta 3 torri per uffici simili, di 11 o 12 piani. Per il resto, la città piace proprio perché non incombe su chi la attraversa. Dodoma appare aperta e accogliente, con una quiete quasi provinciale nel cuore dell’Africa orientale. Il contrasto con Dar es Salaam è netto: là il traffico sembra permanente e i grattacieli continuano a sorgere uno dopo l’altro.

Che cosa vedere a Dodoma

Raccontare Dodoma dal punto di vista turistico non è semplice. Di tanto in tanto emergono i limiti di una capitale costruita per decisione politica, segni di uno sviluppo urbano ancora lento. Naturalmente, però, la città ha anche molti aspetti interessanti, da vedere di persona o almeno da conoscere a distanza, tra lettura e immagini.

Moschee e cattedrali

Tra i luoghi da vedere a Dodoma c’è la Moschea Gaddafi, intitolata al politico libico che ne finanziò la costruzione. È la moschea più grande della Tanzania e può accogliere fino a 3.000 fedeli. Il suo edificio chiaro, luminoso, con pareti ad arco lungo il perimetro, si staglia sotto il cielo aperto e viene inondato dal sole per gran parte dell’anno. Accanto alla moschea si trova una piccola area verde, in interessante contrasto con le pareti rosate del luogo di preghiera. All’interno, anche un viaggiatore lontano dalla religione trova silenzio, riposo e quella frescura così preziosa in Africa.

Se si arriva a Dodoma in aereo, bastano pochi minuti per raggiungere la moschea dall’aeroporto. Lo scalo si trova infatti in una posizione molto comoda, non lontano dal centro città. Proprio questa posizione, però, è anche uno dei problemi che le autorità stanno cercando di risolvere: non consente di allungare la pista e impedisce quindi l’arrivo di aeromobili di grandi dimensioni, indispensabili per un ulteriore sviluppo della città. E qui si torna alla domanda sul perché funzionari, banchieri, consoli stranieri e imprenditori non abbiano fretta di trasferirsi da Dar es Salaam alla capitale dell’entroterra.

Esiste un progetto per costruire un nuovo aeroporto moderno per Dodoma, con status internazionale. Dovrebbe sorgere poco più a nord, a Msalato, con una pista più lunga, infrastrutture meglio attrezzate e la capacità di accogliere aerei passeggeri e cargo molto più grandi. L’auspicio è che il progetto arrivi presto a compimento, portando persone e investimenti a Dodoma e rendendo la capitale ancora più interessante per i viaggiatori.

Scendendo lungo Nyerere Road dalla Moschea Gaddafi, si arriva nel cuore della città: piazza Nyerere, con un monumento a... si intuisce facilmente chi. Julius Nyerere fu il primo presidente della Tanzania e svolse un ruolo decisivo nell’indipendenza dell’ex colonia dal Regno Unito. Fu anche una figura centrale nello sviluppo della repubblica agli albori della sua storia moderna. Vale la pena fermarsi per una foto davanti al sorridente Baba Wa Taifa, il Padre della Nazione.

Nei dintorni di piazza Nyerere si trovano diverse altre moschee, e molte altre sono sparse per Dodoma: chi ama questo tipo di architettura può divertirsi a cercare le più belle. Da non perdere la Moschea sunnita, un elegante edificio bianco riconoscibile da lontano per le cupole verdi. Se la si vede di giorno, merita tornare la sera, quando l’illuminazione esalta la quiete del luogo di culto.

Poco lontano si trovano l’imponente Cattedrale anglicana e la più semplice Cattedrale luterana in mattoni rossi. La branca tanzaniana della Comunione anglicana ha fondato anche una propria università privata, la St. John’s University of Tanzania, attorno alla quale si è sviluppata un’area molto particolare: verde, quasi un’oasi nel mezzo di una terra africana arsa dal sole. Si trova nella parte meridionale di Dodoma.

La più grande università di Dodoma, e dell’intera Tanzania, è l’Università di Dodoma (UDOM), responsabile della formazione dei futuri quadri altamente qualificati del paese. L’Università di Dodoma supera l’Università di Dar es Salaam sia per dimensioni del campus sia per numero di studenti iscritti. Insieme allo sviluppo infrastrutturale della capitale, il progresso dell’istruzione locale rappresenta un elemento favorevole alla crescita di Dodoma. Non consigliamo però di uscire appositamente dalla città solo per visitare il campus.

Quali altri luoghi si possono vedere a Dodoma?

Una volta in città, vale la pena passeggiare per le strade e fare un giro al Mercato Centrale, Soko Kuu, su Ndowu Road. Vi si trovano frutta fresca, verdure e altri prodotti alimentari, oltre a ogni genere di piccoli oggetti utili nelle case degli abitanti della capitale. Forse qualcosa attirerà anche la tua attenzione.

Anche l’edificio del parlamento, l’Assemblea Nazionale della Tanzania, nota come Bunge la Tanzania, suscita un certo interesse. Il punto è che il parlamento si riunisce a Dodoma solo 4 volte l’anno; per il resto del tempo i legislatori lavorano a Dar es Salaam. Entrare nell’edificio della Bunge, quindi, non è semplice. Riuscire almeno a individuarlo e fotografare da lontano questa insolita struttura architettonica resta comunque una piccola sfida degna di un viaggiatore curioso.

Le brochure turistiche su Dodoma citano anche il cosiddetto Museo Geologico. Meglio chiarirlo subito: non aspettarti nulla di particolarmente emozionante se decidi di andarci. In realtà si tratta di un ente governativo, un servizio di rilevamento geologico che svolge regolarmente ricerche nei propri laboratori. Conserva campioni espositivi di rocce, minerali e fossili, ma con ogni probabilità interessano soprattutto agli specialisti.

A essere sinceri, la città non è particolarmente ricca di attrazioni turistiche. Forse la cosa più interessante è semplicemente camminare per le strade di Dodoma, osservare le peculiarità dell’architettura locale e scoprire edifici piacevoli o spazi verdi inattesi. Fino a poco tempo fa si poteva ammirare l’intera città dalla Lion Rock, che domina Dodoma dall’alto, ma oggi l’area è chiusa dalle autorità cittadine: non vale la pena perdere tempo a cercarla.

Prima di spingerci verso i margini della capitale e le zone più remote della Tanzania centrale, resta un ultimo sguardo alla stazione ferroviaria. L’edificio della stazione di Dodoma è considerato uno dei punti di riferimento della città, perché fu costruito all’inizio del XX secolo. Questa costruzione chiara risale al periodo coloniale della storia del paese e ricorda gli anni in cui queste terre erano sotto il dominio tedesco.

Qual è la storia di Dodoma?

La stazione ferroviaria di Dodoma fu costruita nel 1910, quando la linea ferrata vitale che dal porto di Dar es Salaam raggiungeva lo strategico lago Tanganica arrivò in città. All’epoca Dar es Salaam era il principale centro della colonia, mentre il lago Tanganica, al confine con l’allora colonia belga del Congo, aveva un’importanza strategica elevata. Sul sito dell’attuale Dodoma si trovava in origine un villaggio del popolo Gogo, che tradizionalmente abitava i territori dell’odierna Tanzania centrale. I tedeschi fondarono nel 1890 un piccolo insediamento coloniale sulla base di quel villaggio. Fu proprio la ferrovia a dare impulso allo sviluppo della città, cresciuta in modo particolarmente evidente sotto il dominio britannico.

L’idea di spostare la capitale dalla costiera Dar es Salaam, vulnerabile ad attacchi navali nemici, verso il centro della colonia emerse per la prima volta nel 1916. Dodoma venne allora considerata una possibile capitale. In seguito la stessa proposta fu avanzata dal governo britannico, che aveva ereditato la colonia tedesca in Africa orientale con il Trattato di Versailles, alla fine della Prima guerra mondiale. Il piano, però, non fu mai realizzato.

I tanzaniani tornarono a discutere il trasferimento della capitale nel 1961, dopo l’indipendenza dal Regno Unito. A quel punto l’argomento principale non era più la sicurezza della capitale in caso di attacco nemico, ma la necessità di sviluppare il vasto interno del paese, dove le distanze tra gli insediamenti erano grandi e le città crescevano lentamente.

Discussioni così lunghe, protratte per decenni, ricordano il caso brasiliano del trasferimento della capitale da Rio de Janeiro alla nuova Brasilia, costruita appositamente. La differenza essenziale è che, alla fine, il paese sudamericano riuscì a realizzare un progetto di tale portata in tempi brevi. La somiglianza sta invece nel fatto che, in entrambi i casi, le cose non andarono esattamente secondo i piani.

La decisione definitiva fu presa nel 1973 dal presidente Julius Nyerere, la cui statua si trova nella piazza centrale dell’attuale Dodoma. A quel tempo la popolazione della città aveva superato i 40.000 abitanti, ma il potenziale di crescita era ancora notevole. Dar es Salaam, allora capitale, era invece già sovrappopolata e aveva raggiunto i limiti del proprio sviluppo organico, esercitando pressione sulle risorse naturali locali.

Dodoma si trovava all’incrocio di strade importanti, che collegavano Arusha a nord con Mbeya a sud, e Dar es Salaam a est con la grande città di Mwanza a nord-ovest. La città era circondata da bei paesaggi e godeva da sempre di un clima favorevole: non troppo caldo, con temperature medie tra 16,5 e 28,8 °C, e non troppo umido, con una sola stagione delle piogge moderata, grosso modo da dicembre ad aprile. Al contrario, il caldo e l’umidità di Dar es Salaam riducevano sensibilmente la produttività del lavoro. Inoltre, durante le stagioni delle piogge, che sulla costa si verificano 2 volte l’anno, le inondazioni erodevano periodicamente la città. Per inciso, questo problema a Dar es Salaam non è ancora stato risolto.

Nel complesso, furono molti i fattori che spinsero a trasferire la capitale tanzaniana a Dodoma, e il governo organizzò la preparazione di 2 piani concettuali per la città. Il primo, presentato nel 1976, immaginava Dodoma come un’idilliaca città-giardino; il secondo, del 1988, era più realistico e decisamente più economico. L’attuazione del secondo piano iniziò negli anni Novanta e, come si può vedere, procede ancora oggi con lentezza. Nel 1996 il parlamento fu obbligato a riunirsi 4 volte l’anno a Dodoma. Si dice che i funzionari viaggino ancora controvoglia verso la capitale, poco inclini a cedere al fascino di questa cittadina accogliente, troppo simile a un centro amministrativo di provincia.

I dintorni di Dodoma

Secondo il piano adottato, la città avrebbe dovuto essere molto verde e ricca di progetti agricoli e orticoli, una sorta di versione urbana di un tipico insediamento rurale. L’idea si accordava bene con il concetto, molto diffuso negli anni Sessanta, di socialismo africano speciale, l’ujamaa, fondato sull’agricoltura collettiva. Più tardi, quando divenne chiaro che il «capitalismo» era inevitabile come via naturale dello sviluppo economico del paese, la città rimase una città, ma nei dintorni comparvero comunque molte piantagioni. La regione coltiva legumi, soprattutto arachidi, caffè, tabacco, cereali come mais, riso e frumento, sorgo, sisal, tè e persino uva. Anche l’allevamento è sviluppato, con particolare attenzione ai bovini.

La regione di Dodoma si estende per oltre 41.000 km², una superficie paragonabile a quella di paesi come la Svizzera e i Paesi Bassi. Potrebbe contenere 2 Slovenie o 4 Cipro. Lo spazio per agricoltori e proprietari terrieri, quindi, non manca.

Forse la scoperta più inattesa per i viaggiatori è che la Tanzania possiede vigneti e, di conseguenza, una propria produzione vinicola. Il paese africano più famoso per il vino è il Sudafrica, che mantiene stabilmente l’8° posto al mondo per volume di produzione. Anche i paesi mediterranei del Nord Africa sono noti per i loro vigneti. Se però si considera la parte del continente a sud del Sahara, la seconda area vinicola per importanza è la Tanzania, e tutti i vigneti del paese si concentrano proprio nei dintorni di Dodoma.

Qui il clima è ideale per coltivare l’uva e produrre vini rossi e bianchi secchi: la regione è molto soleggiata, l’umidità è bassa e il terreno è sabbioso. Il clima della regione di Dodoma consente 2 vendemmie l’anno. Nata come esperimento missionario, la viticoltura di Dodoma è proseguita come produzione industriale sostenuta dallo Stato.

Oggi le dimensioni della produzione vinicola e la selezione di nuove varietà di uva indicano un forte interesse per questo settore da parte sia del governo tanzaniano sia delle imprese. Il solo fatto che, negli ultimi anni, il Tanzanian Agricultural Research Institute abbia promosso e sostenuto l’importazione e la coltivazione di nuovi vitigni da vino dal Sudafrica mostra il desiderio del paese e della regione di raggiungere un livello superiore nella vinificazione. Anche i risultati di studi recenti suggeriscono ampie possibilità in questa direzione: l’uva può essere coltivata non solo a Dodoma, ma anche nelle regioni vicine, compresa quella del Kilimangiaro, climaticamente adatta.

Una particolarità della regione di Dodoma è un vitigno che cresce solo qui e in nessun altro luogo. Si chiama Makutupora, dal nome dell’area in cui viene coltivato. È un’uva rossa proveniente da una località 20 chilometri a nord di Dodoma. Oltre al Makutupora locale, tra le varietà coltivate a Dodoma figurano Chenin Blanc, Cinsaut, Aglianico, Shiraz (Syrah) e Cabernet Sauvignon.

Poiché nella regione esistono diverse cantine, con un itinerario ben pianificato è possibile visitarne alcune, o almeno assaggiare i vini locali. Chissà: potresti essere tra i primi ad assaporare e apprezzare un vino tanzaniano che, tra qualche anno, riuscirà a convincere gli enofili comparendo nelle carte dei vini dei ristoranti in altre parti del mondo, come sta accadendo oggi, per esempio, con i vini georgiani.

Il turismo nella regione di Dodoma

Dodoma gode di una posizione davvero privilegiata nel cuore della Tanzania. Da qui le strade si diramano in ogni direzione: verso le riserve naturali più note della parte centrale del paese, verso il verde sud, oppure verso il nord della Tanzania, dove si concentrano le destinazioni turistiche più frequentate.

Parchi nazionali e riserve vicino a Dodoma

Il parco nazionale più vicino a Dodoma è il Ruaha, il secondo più grande della Tanzania dopo il Parco Nazionale del Nyerere. In senso più ampio, il Ruaha fa parte dell’ecosistema Rungwa-Kizigo-Muhesi, che comprende la famosa Riserva Faunistica di Rungwa, oltre alle riserve di Kizigo e Muhesi e all’Area di gestione della fauna MBOMIPA. Una parte del Parco del Ruaha si trova infatti in una delle zone meridionali della regione di Dodoma.

Il Ruaha ospita sia il kudu minore sia il kudu maggiore, eleganti antilopi dalle grandi corna a spirale. Qui vivono anche altre specie di antilopi, tra cui la gazzella di Grant. Elefanti, giraffe, leoni, leopardi, ghepardi, licaoni e molte altre specie sono presenti nel parco con popolazioni consistenti. Nelle acque del grande fiume Ruaha prosperano enormi ippopotami. Il parco ospita inoltre oltre 500 specie di uccelli. Accanto a una fauna selvatica straordinariamente varia, si trovano siti archeologici interessanti e numerose testimonianze di antica arte rupestre.

La zona più settentrionale della regione di Dodoma comprende una parte del Parco Nazionale del Tarangire, spesso chiamato il «piccolo Serengeti». Il Tarangire ospita un gran numero di elefanti, motivo per cui il parco è noto anche come «Paradiso degli Elefanti». Questi animali appaiono perfettamente inseriti accanto ai maestosi baobab della valle del fiume Tarangire. Zebre e giraffe si muovono tra gli alberi, i facoceri corrono avanti e indietro, mentre branchi di impala attraversano la savana. Anche leoni, bufali, ghepardi e grandi antilopi eland non sono rari, insieme a molte altre specie animali.

La Riserva Faunistica di Swagaswaga, nella regione di Dodoma, ospita elefanti, facoceri e piccoli cefalofi, graziose antilopi originarie dell’Africa subsahariana. Anche molte altre specie di antilopi prosperano in quest’area protetta. Un’altra riserva della zona è la Riserva Faunistica di Mkungunero, parte dell’ecosistema Tarangire-Manyara, dove si possono osservare l’antilope alcina kongoni, il gerenuk, iene, facoceri, babbuini, zebre, elefanti, leoni e altri animali.

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L’arte rupestre di Kondoa

La regione di Dodoma è famosa per i monumenti storici ereditati dalle antiche culture tribali che abitarono questi territori. L’elenco dei siti storici nazionali della Tanzania include 2 località in cui gli archeologi hanno scoperto pitture rupestri. Si trovano nelle aree di Kondoa e Bahi.

L’arte rupestre di Kondoa è Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Kondoa si trova circa 150 chilometri a nord di Dodoma, in direzione di Babati. Le pitture si trovano sulla cosiddetta scarpata Masai; come punto di riferimento si può considerare il Kolo Rock Museum & Tourist Information Center, nel villaggio di Kolo. Le antiche immagini sono numerose e distribuite su un’area molto ampia.

In questo luogo gli studiosi hanno individuato tra 150 e 450 ripari con arte rupestre lasciata dai popoli delle tribù Sandawe e Masai. Molte informazioni interessanti sulla cultura e sulle tradizioni del popolo africano più celebre, i Masai, si trovano nel nostro articolo, corredato da belle immagini. Gli antichi artisti Masai e Sandawe raffigurarono sulle pareti rocciose scene di caccia, rituali tribali e altre tradizioni dei loro popoli. Per approfondire l’arte rupestre africana, e quella di Kondoa in particolare, ecco un articolo molto dettagliato.

Il complesso di arte rupestre di Kondoa è formato da singole pitture disseminate sulle pareti di ripari in pietra, grotte poco profonde e pareti rocciose. Più spesso compaiono figure di persone impegnate in rituali o attività quotidiane; talvolta si vedono anche sagome di animali dipinte sulla roccia. In generale, gli antichi artisti desideravano rappresentare la vita della propria tribù oppure aiutare alcuni membri della comunità evocando poteri divini: guarire i feriti, favorire il successo nella caccia o invocare la pioggia. Le immagini rituali sulle pareti rocciose chiedevano l’aiuto degli spiriti custodi della tribù.

Purtroppo non esiste una datazione esatta per incisioni e pitture rupestri. Su altri reperti rinvenuti nei siti di Kondoa è stato però possibile effettuare analisi al radiocarbonio, che hanno indicato date superiori a 40.000 anni. È interessante anche il fatto che non tutte le immagini appartengano a un’antichità così remota. Alcune sono molto recenti: secondo gli studiosi, diversi disegni furono realizzati negli anni Settanta da membri delle tribù locali.

Pitture rupestri sono state trovate anche a Bahi, sebbene se ne sappia molto meno. Si presume che gli autori appartenessero al più antico popolo Wamiya, le cui terre abitate furono in seguito occupate dalle tribù Gogo, tradizionalmente presenti nella regione di Dodoma. Gli artisti Gogo, a quanto pare, non comprendevano il significato delle immagini originarie e le completarono secondo il proprio criterio.

L’arte rupestre dell’antica Tanzania, insieme alla gola di Olduvai e ad altri siti del patrimonio culturale, deve ancora essere studiata più a fondo. L’auspicio è che il pellegrinaggio degli studiosi verso questa regione ricca di monumenti storici continui: nuove scoperte attireranno altri viaggiatori da ogni parte del mondo.

Come si vede, la Tanzania non affascina soltanto per la sua fauna selvatica ricca e sorprendente, con vaste popolazioni animali, ma anche per la sua storia culturale nel senso più ampio, e per città moderne come Dodoma, dallo sviluppo peculiare e, a modo suo, interessante. 

Pubblicato il 13 Novembre 2023
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Informazioni sull'autore
Yurii Bogorodskiy

Yuri, ricercatore e autore a tempo pieno per Altezza Travel, vive in Tanzania dal 2019. Ha esplorato molte delle sue destinazioni meno note, tra cui i Parchi Nazionali di Kitulo e Rubondo, il lago Vittoria, Zanzibar e numerosi siti storici, naturalistici e archeologici.

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