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I Cinque Brutti d'Africa: gli antieroi del mondo animale

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Se hai mai pensato a un safari in Africa, probabilmente hai già sentito parlare dei Big Five: elefante, leone, rinoceronte, leopardo e bufalo. Ogni anno, migliaia di viaggiatori appassionati di fauna selvatica partono per la Tanzania con la speranza di osservarli nel loro ambiente naturale.

Oltre ai Big Five, però, esiste un altro gruppo che riceve molta meno attenzione: una piccola schiera meno celebrata, nota come i Cinque Brutti.

In questo articolo puntiamo lo sguardo su alcune delle creature più discutibili – almeno secondo il nostro senso estetico – della savana, animali che si possono incontrare nei parchi nazionali della Tanzania. Ecco i Cinque Brutti d'Africa.

DATI ESSENZIALI
Facocero – Noto soprattutto per avere ispirato Pumbaa, il personaggio del film Disney Il Re Leone, il facocero deve il nome alle escrescenze simili a verruche presenti sul muso.
La iena maculata si è guadagnata una reputazione poco lusinghiera per i suoi richiami inquietanti, simili a una risata, l'aspetto ruvido e l'abitudine a nutrirsi di carcasse. Dietro quell'apparenza, però, si nasconde un animale di notevole intelligenza.
Marabù africano – Con la testa glabra e le sacche golari pendenti, il marabù africano ha un aspetto piuttosto singolare. Ma i suoi tratti insoliti non sono casuali: svolgono funzioni importanti nella vita di questo uccello saprofago.
Avvoltoio orecchiuto – La squadra di pulizia per eccellenza della savana. Come il marabù, ha la testa priva di piume, una caratteristica che lo aiuta a restare più pulito mentre si nutre e contribuisce alla regolazione della temperatura corporea.
Gnu – Con la testa grande, le spalle massicce, le zampe sottili e la criniera arruffata, lo gnu non vincerebbe certo un concorso di bellezza. Eppure è il grande protagonista della Grande Migrazione, uno degli eventi faunistici più spettacolari del pianeta.

Facocero

I Cinque Brutti d'Africa si aprono con un membro della famiglia dei suidi diventato celebre grazie a Il Re Leone: il facocero, reso famoso dall'amatissimo Pumbaa.

Il nome del facocero deriva dalle caratteristiche escrescenze simili a verruche che compaiono sul volto. Il corpo è ricoperto da setole rade, tanto che da lontano può sembrare quasi glabro. Le zone di pelo più evidenti sono la cresta lungo il dorso e i ciuffi sul muso e sulla coda.

I maschi di facocero sono in genere più grandi delle femmine e presentano “verruche” più marcate sul volto. Hanno anche zanne evidenti, che possono raggiungere i 65 cm di lunghezza. Anche le femmine le possiedono, ma sono sensibilmente più piccole.

Sebbene i facoceri possano nutrirsi di piccoli roditori, uccelli e invertebrati, la loro dieta è soprattutto vegetale. Uno dei comportamenti più particolari riguarda il modo in cui mangiano: spesso si inginocchiano sulle zampe anteriori, piegando le articolazioni come se si appoggiassero sui gomiti mentre brucano, bevono o scavano.

I facoceri sono comuni nelle savane, nelle praterie aperte e nelle aree poco boscose dell'Africa subsahariana. In Tanzania si possono avvistare in parchi nazionali come il Serengeti, il Tarangire e Arusha, oltre che nell'Area di Conservazione del Ngorongoro e in altre regioni protette. Sono animali piuttosto schivi e sorprendentemente rapidi: possono correre fino a 50 km/h. Questa agilità li aiuta a sfuggire a predatori come leopardi, leoni, iene e altri grandi carnivori.

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Curiosità: per resistere al caldo africano, i facoceri amano rotolarsi nel fango. Questo li aiuta a rinfrescarsi e li protegge dalle punture degli insetti. Di notte dormono spesso nelle tane, talvolta persino scacciando altri animali per prenderne possesso.

Iena maculata

Anche se possono ricordare i cani, le iene appartengono ai Feliformia, il sottordine dei carnivori affini ai felini. I loro antenati comparvero circa 22 milioni di anni fa, durante il Miocene, nelle foreste dell'Eurasia. Un dato interessante: molte delle prime specie feline dell'epoca vivevano soprattutto sugli alberi.

In Africa vivono 4 specie di iene; la iena maculata, spesso chiamata iena “ridens”, è la più comune. Il nome deriva dal mantello chiazzato, mentre il soprannome è legato ai suoi richiami forti e caratteristici, simili a una risata, udibili fino a 13 km di distanza.

Gatti o cani? Sebbene le iene siano più strettamente imparentate con i felini, nell'aspetto e nel comportamento ricordano spesso i cani. Questa combinazione insolita è il risultato dell'evoluzione convergente, un processo in cui specie non imparentate sviluppano tratti simili adattandosi, nel tempo, ad ambienti simili. Come i cani, le iene sono cacciatrici terrestri. Per catturare le prede si affidano alle potenti mascelle e alla dentatura, più che agli artigli, adatti soprattutto alla corsa e ai cambi di direzione. Quando si tratta di pulizia del corpo, marcatura del territorio, abitudini di accoppiamento e cura dei piccoli, però, il loro comportamento è molto più vicino a quello dei felini.

Le iene maculate sono animali molto intelligenti. Vivono in grandi clan regolati da una rigida struttura matriarcale, in cui dominano le femmine. Le femmine, infatti, sono generalmente più grandi, più forti e più assertive dei maschi. La leadership del clan passa di solito dalla madre alla figlia, rafforzando una gerarchia femminile molto compatta.

Le femmine restano per tutta la vita nel clan in cui sono nate, collaborando nella caccia e nell'allevamento dei piccoli senza l'aiuto dei maschi. Questi ultimi, invece, lasciano il clan natale quando raggiungono l'adolescenza. Una volta trovato un nuovo gruppo, partono dal gradino più basso della scala sociale, al di sotto di tutti i maschi residenti. Curiosamente, anche il maschio dominante del gruppo resta subordinato a ogni femmina, spesso persino alle giovani.

Per comprendere meglio le dinamiche particolari dei clan di iene, guarda il video qui sotto.

Tra le caratteristiche più sorprendenti delle iene c'è la loro anatomia riproduttiva. Le femmine di iena maculata possiedono genitali esterni molto simili a quelli dei maschi. Ciò che sembra un pene è in realtà un clitoride allungato, spesso chiamato pseudopene, che funge anche da canale del parto. Il canale clitorideo è relativamente stretto e il parto spesso ne provoca la lacerazione, con la morte sia della madre sia del piccolo.

Nel nord-ovest della Tanzania, in particolare tra il popolo Sukuma, alcune parti della iena sono ancora utilizzate nella medicina tradizionale. Si ritiene che rimedi ricavati da carne, pelle e perfino feci di iena possano aiutare a trattare diverse malattie, compresa la tubercolosi.

Le iene maculate compaiono anche nel folklore locale. Una leggenda tanzaniana sostiene che servano le streghe, che le cavalcherebbero come cavalli. Nella regione di Mtwara, alcuni credono che un bambino nato in una notte in cui si sente la “risata” di una iena possa diventare, da adulto, un ladro o un criminale.

E sebbene le iene siano spesso considerate animali saprofagi, questa reputazione racconta solo una parte della storia. In realtà, tra il 66 e il 90% della loro dieta proviene da animali che cacciano direttamente.

Marabù africano

Il marabù africano, un grande uccello trampoliere, si trova spesso vicino alle aree abitate. Si è guadagnato la fama di presenza abituale nelle discariche, dove si nutre di carogne e piccoli roditori, tra i suoi pasti preferiti. Talvolta viene soprannominato anche “uccello becchino” per il suo aspetto inconfondibile: ali e dorso scuri ricadono sul corpo come un mantello, mentre al di sotto spuntano zampe lunghe e sottili.

Questo imponente uccello può raggiungere 1,5 metri di altezza e pesare tra 9 e 10 kg.

Il marabù africano fu descritto formalmente per la prima volta nel 1831 dal naturalista francese René Lesson. Si ritiene che il nome “marabù” derivi dalla parola araba “murābit”, traducibile approssimativamente come “silenzioso” o “eremita”.

I marabù africani si nutrono spesso di carogne. La testa glabra e il lungo collo nudo li aiutano a restare puliti quando affondano all'interno delle carcasse per alimentarsi. La loro dieta, però, non si limita al cibo trovato: è noto che i marabù predino anche altri uccelli, tra cui piccioni, pulcini di pellicano, cormorani e persino fenicotteri.

Si dice spesso che il marabù africano abbia l'apertura alare più ampia tra gli uccelli terrestri, fino a 3,2 metri. In realtà, l'apertura media è più vicina a 2,6 metri, inferiore a quella del condor delle Ande, di alcune grandi specie di albatros e dei pellicani.

Avvoltoio orecchiuto

Come il precedente membro dei Cinque Brutti d'Africa, l'avvoltoio orecchiuto è un noto animale saprofago diffuso nel continente. Il suo becco robusto e adunco lacera facilmente pelle e muscoli, riducendo rapidamente le carcasse. Grazie a uno stomaco fortemente acido, questo avvoltoio può digerire in sicurezza carne in decomposizione anche quando è contaminata da sostanze pericolose come tossina botulinica, colera o antrace. Consumando carogne insieme a batteri e virus nocivi, l'avvoltoio orecchiuto svolge un ruolo essenziale nella salute dell'ecosistema, meritando il titolo di principale squadra di pulizia della savana.

Oggi esistono 23 specie di avvoltoi e una delle più comuni in Africa è l'avvoltoio bruno. Come il marabù africano, ha la testa nuda, una caratteristica che lo aiuta a mantenersi relativamente pulito mentre si nutre. Questo tratto contribuisce anche alla regolazione della temperatura corporea. Quando ha freddo, l'avvoltoio ritrae la testa tra le spalle e si copre con le ali; con il caldo, invece, distende il collo per raffreddarsi.

L'avvoltoio bruno può inoltre abbassare la propria temperatura corporea urinando sulle zampe. Questo processo, noto come uroidrosi, non solo rinfresca l'uccello, ma aiuta anche a neutralizzare batteri e parassiti che possono restare dalle carcasse.

Gli avvoltoi orecchiuti cacciano raramente animali sani: più spesso prendono di mira prede ferite o malate. Per individuarle, questi uccelli usano segnali specifici con cui comunicano tra loro. Dall'alto del cielo è difficile distinguere una carcassa immobile molto più in basso; ma quando almeno un avvoltoio la trova, inizia a volteggiare sopra il punto, segnalando agli altri che il cibo è vicino.

Con il team di Altezza Travel si può partecipare al Vulture Safari. È un'uscita che vale la pena considerare soprattutto per chi ama l'avifauna: in Tanzania vivono oltre 1.150 specie. Soprattutto, questo tour permette di osservare da vicino uno degli abitanti alati più riconoscibili del continente africano.

Curiosità: nell'antico Egitto si credeva che gli avvoltoi fossero tutti femmine e che nascessero dalle uova senza alcun intervento maschile. Per questo divennero simboli di purezza e maternità. Rappresentavano anche il ciclo infinito della vita e della morte, poiché le carogne – carne priva di vita – si trasformano in una fonte vitale di nutrimento e di nuova vita.

Gnu

A chiudere i Cinque Brutti d'Africa è il membro più famoso della famiglia delle antilopi: lo gnu. Questa specie ha un ruolo centrale in uno degli eventi naturali più straordinari e intensi: la Grande Migrazione, il più vasto movimento di animali terrestri sulla Terra. Anno dopo anno, da centinaia di migliaia di anni, milioni di gnu, insieme a zebre e gazzelle, seguono lo stesso itinerario alla ricerca di cibo, formando un ciclo continuo.

Partendo dal Masai Mara in Kenya, le mandrie entrano nel Parco Nazionale del Serengeti, in Tanzania, per poi raggiungere l'Area di Conservazione del Ngorongoro. Da lì procedono in senso orario lungo il versante occidentale, risalendo verso nord in direzione del confine kenyota. Durante l'intero percorso devono sfuggire costantemente ai predatori che seguono i loro spostamenti.

Il momento più intenso e drammatico arriva durante l'attraversamento del fiume Mara, proprio al confine tra i 2 Paesi. Il fiume ospita coccodrilli affamati e sanguinari, e il passaggio si trasforma per questi predatori in un banchetto mortale.

Un altro nome dello gnu, “gnu”, viene spesso tradotto dall'afrikaans come “bestia selvatica”, “bue selvatico” o “bovino selvatico”. Altre fonti fanno risalire il termine alla , dove deriverebbe dalla parola “t'gnu”.

Curiosità: durante la Grande Migrazione, tra gennaio e l'inizio di marzo circa, gli gnu attraversano un periodo di nascite quasi sincronizzato. Nel giro di appena 2 mesi, circa l'80% delle femmine partorisce intorno a 400.000 piccoli. Questa grande concentrazione di neonati rende più difficile ai predatori prenderli di mira, aumentando le probabilità di sopravvivenza per molti di loro.

In conclusione

Forse non compaiono nelle brochure turistiche patinate e non sono i protagonisti dei documentari naturalistici, ma ciascuno di questi animali svolge un ruolo essenziale nell'ecosistema. I Cinque Brutti d'Africa ricordano che, in natura, il valore autentico non dipende dalla bellezza esteriore, ma dall'impatto che ogni specie ha nel mantenere l'equilibrio della vita. E forse proprio nella loro presunta “bruttezza” si rivela la bellezza più schietta, meno filtrata, del mondo selvatico.

Pubblicato il 9 Agosto 2025 Aggiornato il 26 Maggio 2026
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Informazioni sull'autore
Yana Khan

Yana è autrice per Altezza Travel e lavora nel giornalismo dal 2015. Prima di entrare nel nostro team, è stata editor nel settore dei media.

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